Obiezione di coscienza

Il Popolo, 19 novembre 1986, pagina 2

 

Caro Direttore,

leggo gli articoli sull’obiezione di coscienza del 16 novembre 1986. Da quando mi occupo di questi problemi, da parte degli enti che utilizzano gli obiettori ho sentito denunciare abusi di ogni sorta; proprio la Caritas invocò più volte ispezioni che consentissero di stabilire una volta per tutte chi di quegli abusi è responsabile e chi no.

Sono stupito perciò delle reazioni che sono seguite; fino a prova contraria la Caritas non è soggetto di diritto internazionale anche se spesso i suoi dirigenti si comportano come se lo fosse ed intendono trattare da Stato a Stato. (Posso fornire documentazione in proposito).

Nel corso dell’anno 1986 decine e decine di ispezioni sono state condotte da funzionari di Levadife e da personale dei distretti militari a carico di moltissimi enti; recentemente anche presso l’ARCI. Sono state evidenziate irregolarità e sono stati invitati gli enti a mettersi in regola.

Non vedo per quale ragione non si debba procedere ad analoghe ispezioni nei confronti di analoghe associazioni che utilizzano obiettori. Devo dire che sono stupefatto che si possa ritenere illegittimo che l’Amministrazione compia il proprio dovere di fronte ad una situazione di irregolarità più volte denunciata da molte parti di un disinvolto utilizzo degli obiettori di coscienza.

Va inoltre notato come l’ARCI di fronte alle ispezioni, che pur hanno evidenziato irregolarità, non abbia battuto ciglio; non ho letto una riga né sul “Manifesto” né sull’”Unità”.

Meraviglia che la Caritas abbia evidentemente timore che si conosca come vengono impiegati e gestiti gli obiettori di coscienza.

Vittorio Olcese

 

Nessuno mette in dubbio la legittimità del principio di ispezione. La questione, a quel che ne sappiamo e che abbiamo capito, è un ‘altra: la circolare del cinque giugno sulla «gestione degli obiettori di coscienza» – a quanto ci ha scritto e detto anche a voce il ministro Spadolini – è ad efficacia sospesa dal momento in cui (il 17 settembre) è stata rimessa alla Commissione competente della Camera. Sospesa, mica tanto, a quanto pare, visto quel che è capitato successivamente.

La Caritas aveva comunque delle ragioni da illustrare al ministero sul contenuto della circolare e sin dal giugno scorso il suo presidente Monsignor Castellano aveva chiesto di essere sentito. La richiesta pare si sia persa da qualche parte nel ministero poiché l’interessato non ha mai avuto risposta. E questo francamente è spiacevole visto e considerato che quando di una questione se ne può parlare si può anche trovare una soluzione ragionevole ai problemi, quali che siano. Non si tratta proprio, on. Olcese, di considerarsi soggetti di diritto internazionale, se un ‘organizzazione come la Caritas chiede un colloquio poiché pensa che una circolare del Ministero contenga delle cose poco ragionevoli. E il ministro Spadolini, personalmente, ci ha detto che la delega per l’intera questione ce l’ha proprio lei.

Pier Antonio Graziani

visualizza in PDF: Il Popolo 19-11-86