Il sottosegretario alla Difesa: «Non vogliamo perseguitare nessuno»

Jesus, aprile 1986, pagina 73

Il ministero della Difesa ha dichiarato guerra agli obiettori di coscienza al servizio militare? Jesus lo ha chiesto all‘onorevole Vittorio Olcese, repubblicano, sottosegretario alla Difesa, delegato dal senatore Giovanni Spadolini a occuparsi del delicato problema di chi non accetta di fare il soldato.

«Via, non diciamo sciocchezze. Non c‘è nessuna volontà persecutoria nei confronti degli obiettori. Io personalmente ho un grandissimo rispetto per coloro che svolgono un serio servizio civile perché so, ad esempio, cosa significa lavorare in una comunità terapeutica per tossicodipendenti».

Eppure molti obiettori e molti enti lamentano un vero e proprio clima di “restaurazione”.

«L‘indicazione politica che è stata data ai nostri uffici e che i nostri uffici hanno accuratamente seguito è stata quella di procedere gradualmente alla “ripulitura” dell’intero settore. Viviamo una fase di trapasso: da un regime di incompleta attuazione della legge a un regime di maggiore severità. Noi dobbiamo ricondurre l’obiezione di coscienza alla sua originale natura etica. Su questo primo ceppo, rispettabilissimo e riconosciuto dalla legge Marcora del 1972, si è innestata una pianta spuria, una delle infinite forme attraverso le quali la trasgressione e l’astuzia italiane si sono manifestate. Non fare il servizio militare, rimanere a casa, possibilmente «continuare a studiare (la maggioranza degli obiettori di coscienza è composta da universitari, n.d.r.), oppure prestare servizio civile nel Comune o nella Provincia di appartenenza, maga riacquistando sufficienti titoli per farsi assumere negli enti dove si è prestato servizio al primo concorso una volta ottenuto il congedo: ecco cosa è anche accaduto in questi anni sotto la nobile facciata dell‘obiezione di coscienza!».

Non dimentichiamo però che è stata una circolare del ministero della Difesa che ha, di fatto, consentito di travisare il concetto più vero dell’obiezione di coscienza, offrendo la possibilità di non lavorare o di lavorare poco.

«Io ho sempre detto che noi ci assumiamo le responsabilità che sono nostre e cioè le responsabilità di una gestione che non ha avvertito i pericoli a cui si andava incontro, se non si provvedeva con decisione ed energia. È vero anche che uno dei primi atti del ministro Spadolini è stato quello di abolire la circolare del 1979».

Si moltiplicano le precettazioni cosiddette “d’autorità”. Tutto ciò alimenta critiche e polemiche.

«È inevitabile che il trapasso da una fase di lassismo a una fase di severità comporti costi e sacrifici. Il discorso vale per tutti. Gli spostamenti che si fanno toccano talvolta anche istituti ed enti “perbene“, oppure persone meritevoli di essere precettate laddove hanno chiesto. Io so benissimo che in una comunità terapeutica per tossicodipendenti non si può mandare un giovane scelto a caso. È un pericolo per lui e per gli altri. Se queste cose capitano, pace! Una volta riaffermato il principio di serietà vedremo cosa fare. Quest’operazione intende mettere sullo stesso piano (con pari sacrifici) coloro che fanno il servizio militare e coloro che non lo fanno».

Intendete riformare la legge attualmente in vigore?

«Non credo che la legge Marcora abbia grossi difetti. Non vedo nemmeno l’urgenza di una nuova legge. La Marcora è una legge piena di buon senso lombardo, empirica e razionale. I difetti semmai sono di applicazione della legge. Ora anche questi errori stanno per essere corretti: ad esempio, la commissione che deve esaminare le domande di obiezione di coscienza sta rispettando i tempi (sei mesi dalla data di presentazione della richiesta per esprimere un parere). Abbiamo ancora delle difficoltà a precettare in tempi brevi. Con un po’ di buona volontà e di pazienza, nell‘arco di un anno, un anno e mezzo, le cose si rimetteranno a posto».

a.c.

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