Cittadini per il terzo millennio

Mosaico di pace, n. 2 2002

Il 14 dicembre è la data scelta dalla Regione Toscana per una riflessione, a scadenza annuale, sul servizio civile e l’obiezione di coscienza. In occasione del convegno promosso per il 2001, Mosaico di Pace ha tenuto un forum a cui sono intervenuti Licio Palazzini, responsabile nazionale del servizio civile per l’ARCI,
Marco Trasciatti dell’Associazione Obiettori Nonviolenti, Giorgio Bonini responsabile nazionale della Caritas italiana, Andrea Bigalli di Pax Christi.
A Roma è stato recentemente presentato il servizio civile nazionale: la nuova legge, per il governo, chiuderà la stagione dell’obiezione di coscienza. Com’è possibile allora recuperare lo spirito di trent’anni di obiezione di coscienza?
Licio Palazzini. Occorre per prima cosa rompere l’isolamento culturale, da ghetto, del servizio civile e degli obiettori. Siamo davanti a due paradossi. In Italia vive il più grande movimento pacifista dell’Europa occidentale, che spesso però non ha una buona opinione del servizio civile. Nello stesso momento chi vive l’esperienza del servizio spesso non vede di buon occhio il movimento pacifista. La prima necessità diventerà allora stabilire, o ristabilire, una sintonia tra movimenti, associazioni e servizio civile.
Secondo punto: spingere perché, a partire dai progetti di servizio civile e missioni umanitarie, nascano esperienze pratiche e simboliche di ottimismo sul futuro della nonviolenza e dell’obiezione di coscienza. Un punto di partenza forte, capace di aggregare i giovani intorno a questi temi, così da impedire che tale esperienza perda di peso e il legame con i giovani si sfilacci.
Marco Trasciatti. L’esperienza del servizio civile degli obiettori ha portato dei contributi rilevanti a tutto il mondo dell’associazionismo. Molte associazioni
hanno iniziato a riflettere sui temi della pace e della nonviolenza grazie all’esperienza dei primi obiettori. Questo contributo è durato per molti anni, e in parte è
ancora presente, anche se sempre più minoritario. La sfida è quella di mantenere viva questa “tradizione”.
Per il resto è mia convinzione che un momento di educazione alla pace sia da mantenere, se non addirittura da ricostruire, all’interno di un percorso di formazione alla cittadinanza attiva. Questo vale per le molte migliaia di persone che faranno servizio obbligatorio in questi anni e ha ancora più significato per i ragazzi e le ragazze, che lo faranno volontariamente.

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Leonardo Roselli

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