Avanti!, domenica 30 luglio 1972, pagina 14
Un gruppo di deputati socialisti – i compagni Bertoldi, Achilli, Savoldi, Della Briotta, Di Vagno, Frasca, Guerrini, Musotto, Magnani, Mariani, Pellicani, Salvatore, Tocco, Balzamo, Orlando, Ballardini e Spinelli – ha presentato al Parlamento una proposta di legge in quindici articoli per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.
Si tratta di un’iniziativa molto importante se si considera che in Italia in questi ultimi vent’anni circa 300 giovani hanno dovuto affrontare il carcere per essersi dichiarati obiettori di coscienza e non aver voluto indossare la divisa militare, incorrendo in un reato che non è considerato tale dalla quasi totalità dei paesi civili. Ogni anno, da noi, ci sono in media 40 condanne, ciascuna delle quali può teoricamente giungere a 24 anni di reclusione.
Oggi l’obiettore di coscienza, in Italia, non esistendo alcuna norma che preveda tale comportamento in genere è condannato in base all’art. n 3 del codice militare di pace:
si tratta di reato per «disobbedienza»; una volta scontata la pena, ripetendosi il rito della vestizione e persistendo il rifiuto, la condanna è ripetibile all’infinito. In qualche caso, quando l’obiezione venga giustificata con motivi religiosi propri di confessioni esistenti in Italia, la sorte dell’obiettore è rappresentata dal mantenimento con la motivazione del «delirio religioso».
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