Avanti!, giovedì 30 novembre 1972, pagina 8
ROMA. 29, – Nella seduta notturna, il Senato ha affrontato oggi il problema del riconoscimento dell’obiezione di coscienza su cui esistono una proposta di legge Marcora e altri senatori dc – presa a base di esame con procedura abbreviata – e proposta socialista che in vari punti si discosta dalla prima.
Il relatore di minoranza compagno Arnone ha fatto un’ampia e approfondita disamina del testo Marcora discusso in commissione, rilevandone gli errori di impostazione, le incongruenze e le contraddittorietà sicché, in un momento in cui in vasti settori dell’opinione pubblica vi è un’attesa viva per una legislazione civile sull’obiezione di coscienza, non si può varare una legge che del riconoscimento conservi soltanto il nome e non la sostanza. Quando si afferma che i motivi addotti devono essere attinenti ad una concezione generale della vita basata su profondi convincimenti religiosi, filosofici morali del soggetto di cui sia stata fatta in precedenza manifesta professione ci si deve domandare chi può giudicare non solo; ma la dizione lascia aperta un’ampia possibilità di discriminazione nei confronti di motivazioni non «comode» e facilmente si potrebbe giustificare con una presunta mancanza di «profondità filosofica» la esclusione di obiettori che pur partendo da convinzioni di ordine religioso, filosofico, morale esprimono una critica in termini politici all’uso collettivo delle armi, esprimono una volontà più generale peraltro riconosciuta ed esaltata anche dal concilio Vaticano secondo, di arrivare all’esclusione della guerra come metodo di risoluzione delle controversie internazionali. La proposta Marcora prevede la istituzione di una commissione che accerti la «gondatezza e la sincerità dei motivi addotti» la Costituzione cioé un vero e proprio tribunale col compito di inquisire nella coscienza dell’obiettore. E’ evidente che una tale commissione creerebbe fatalmente discriminazioni fra obiettori che siano in possesso di adatti strumenti culturali per convincere i commissari (e fra questi andrebbero ricercati «i furbi» di cui si è parlato anche sulla stampa) e quelli invece che provenendo dalle classi più povere non posseggono analoghi strumenti espressivi o aderenze. Critiche siffatte sono autorevolmente avallate da una risoluzione dell’assemblea consultiva del Consiglio d’Europa.
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