La Stampa, sabato 16 marzo 1963, pagina 14
(Dal nostro corrispondente) Città del Vaticano, 15 marzo. Il Card. Alfredo Ottaviani, segretario del S. Uffizio, oggi pomeriggio ha inaugurato l’annuale «Corso di conferenze di alta cultura religiosa» per le Forze Armate nell’aula magna dell’Università pontificia «Angelicum». Con il ministro Andreotti, erano intervenuti, tra gli altri anche i Marescialli Messe e Bastico. Il porporato doveva parlare sul tema «Fede e patria» e lo ha detto «di piena attualità», nonostante possa sembrare «antiquato e sorpassato». Ha ricordato i martiri, le violenze cui la Chiesa è stata fatta oggetto nel corso della storia: «E’ stato sempre lo stesso sistema, da Nerone a Stalin — ha dichiarato — sempre si è accusata la Chiesa di essere contraria al progresso e alla nazione». Quindi ha proseguito: «Siamo come ad un crocevia della storia, siamo come ad un bivio» che si rivelerà decisivo per l’ordine sociale e religioso. Ai progressi della scienza, che registrano l’invasione dei cieli, l’estendersi delle conquiste umane, si contrappongono grandi angosce, contrasti profondi nel campo morale e religioso. «Il martirio degli eroi della Chiesa non è solo dei primi secoli. Nelle terre di oltrecortina quante carceri sono state santificate con la loro presenza, quanti hanno dato la vita per Cristo, per non rinnegare Cristo!»
Il cardinale Ottaviani ha citato la missione che le forze armate hanno di rendere «tranquillo il vivere sociale» e ha detto: «Adesso non sono più tempi di guerre. Lo stesso dicastero che è capo delle forze armate non si chiama più ministero della Guerra, ma ministero della Difesa. Come può un individuo (il porporato voleva qui riferirsi alla obiezione di coscienza che ha respinto decisamente come illecita e condannevole) sottrarsi al suo dovere? Oggi non è concepibile una guerra d’attacco, ma soltanto di difesa. Prevenire l’aggressione, quando, come, non è mia competenza stabilirlo. Ma non si può negare il diritto alla difesa. Non si può lasciare agli aggressori, a quelli che non hanno nessuna coscienza, ai furiosi, di imporre a tutto il mondo lo sterminio e l’iniziativa. Essere pronti a difendere i confini della patria, ma anche dalle quinte colonne che in un certo senso hanno il cuore in un’altra parte. Guardano ad un’altra capitale, non a Roma, ma. verso l’Oriente. Queste che hanno un’altra patria gridano pace, ma fanno la guerra in altre parti e la fanno anche nell’interno».
Il cardinale ha ricordato che la condanna del S. Uffizio nel 1949 contro il comunismo e dieci anni dopo contro i suoi alleati ha voluto rappresentare anzitutto una difesa contro gli attacchi portati contro ogni valore morale e spirituale. Si è detto certo infine che nel binomio «fede e patria» il popolo italiano saprà anche in futuro mostrarsi «fedele alle tradizioni del passato».
La Radio vaticana, dal canto suo, ha sottolineato in una nota dal titolo «doveri immutati», che l’atteggiamento del «buon pastore» proprio del Papa e «autenticamente evangelico», non può essere inquadrato e interpretato «con il metro convenzionale di schemi provvisori, umani e politici, contingenti»
L’emittente ha ricordato che anche Giovanni XXIII ha avuto parole di condanna nei confronti del comunismo, e che «in diverse occasioni, nonostante la sua bontà, non ha potuto fare a meno di denunciare il pericolo che costituisce per le anime e per la pace dell’umana famiglia il comunismo ateo e materialista», quindi ha concluso: «Nelle parole di Giovanni XXIII risuona integra l’eco delle encicliche con cui tutti i suoi predecessori hanno condannato la dottrina marxista. I cattolici autentici non possono avere dubbi. I loro doveri nei confronti del marxismo ateo sono oggi e saranno domani quelli di ieri».
Filippo Pucci
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