Chiedono patrono obiettori a Bologna

Avvenire, martedì 11 marzo 1986, pag. 4

 

BOLOGNA. Loro, gli obiettori di coscienza in servizio alla Caritas bolognese, propongono San Massimiliano come loro patrono. Un giovane ·nordafricano, Massimiliano, che nel 295 si rifiutò d’arruolarsi nelle legioni romane perché non voleva compiere atti contrari alla sua fede cristiana. E per questo fu messo a morte. Il che dimostra che si sono fatti passi da gigante in materia. Oggi nessuno minaccia più di sanzioni così drastiche chi si rifiuta d’indossare la divisa e di impugnare le armi. Anzi è un diritto che lo Stato riconosce, se non· altro a parole, quando obbedisce a criteri etici e a precise scelte di vita.

Domenica gli obiettori si sono incontrati con l’arcivescovo Biffi. Dopo aver inquadrato l’obiezione di coscienza, intesa come strumento per costruire la pace e combattere ogni forma di violenza, sia nella storia della Chiesa primitiva sia nella realtà contemporanea.

Ma attenti – ha ammonito Biffi -a quella parola che usate così spesso: coscienza, “una realtà santa ma anche una parola abusata. Esprime l’interiore capacità di giudicare del proprio comportamento secondo i principii del bene e del male, del proprio comportamento, non di quello degli altri”. Se la coscienza – ha continuato il card. Biffi è sovrana su di me ma non ha alcuna autorità sugli altri, essa va onorata da ognuno come ispiratrice dei propri atti ma non deve mai essere chiamata in causa quando si tratta della condotta altrui. Meglio, il suo nome, come quello di Dio, non nominarlo invano”.

Detto che la parola coscienza non figura nei Vangeli (come parola, non come idea), Biffi ha indicato tre insegnamenti tratti da San Paolo “il grande maestro nella educazione della coscienza”.

Primo insegnamento: il cristiano davanti alle leggi dello Stato non può assumere atteggiamenti singoli contrari alle leggi come se queste fossero tutte oppressive, arbitrarie e immorali. “Salvo che la perversità delle norme non risulti chiaramente alla luce della Rivelazione e del giudizio della Chiesa, la legge dello Stato va rispettata e obbedita e non per timore delle punizioni ma per ragioni di coscienza”.

Secondo insegnamento: la coscienza non è qualcosa di autonomo, una specie “di casalinga divinità che può giudicare da sola cosa sia il bene e il male, essa deve essere sempre sottoposta al Signore di cui deve cercare il giudizio”. Quindi più che sbandierare sempre i propri diritti, è meglio mettersi in cerca, davanti alla liceità o illiceità di certi fatti, della verità oggettiva, non di quella degli uomini, delle mode culturali e ideologiche, ma di quella di Dio che ha affidato la sua verità alla Chiesa.

Terzo insegnamento: non una coscienza qualunque può essere ritenuta legittima regola delle azioni; ma la coscienza che si sforza continuamente di essere in sintonia con Dio, di non perdere mai la rettitudine, di sottoporsi sempre alla luce che viene dall’alto, di servire la verità qualunque essa sia, anche se diversa dai gusti personali, dalle idee correnti, dai preconcetti diffusi”.

Questa la conclusione del card. Biffi: coltivate sempre senza stanchezza questa interiore adesione della coscienza soggettiva alla verità oggettiva, che va ricercata ovunque si trovi.

 

Mario Traina

 

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