L’Unità, venerdì 15 dicembre 1972, pagina 2
L’obiezione di coscienza è diventata legge dello Stato. Ieri mattina, infatti, la commissione Difesa, riunita in sede legislativa, ha approvato il provvedimento nello stesso testo del Senato.·A favore della legge hanno votato democristiani, socialdemocratici e liberali; si sono astenuti comunisti, socialisti e repubblicani.
Il riconoscimento del diritto all’obiezione di coscienza, così come previsto dalla legge, é demandato a un decreto del ministro della Difesa, sentita una commissione di alti ufficiali e burocrati e magistrati. Con il decreto, l’obiettore ha diritto allo esonero dal servizio di leva, da sostituire o con un servizio civile o con un servizio militare non armato che durerà otto mesi in più di quello militare. L’esentato dovrà soggiacere ai regolamenti militari.
Pene varianti da due a quattro anni sono previste per l’obiettore che, ottenuto l’esonero, non ottemperi al servizio alternativo. Una norma transitoria dovrà consentire la liberazione degli obiettori (circa 160) che attualmente si trovano nelle carceri militari.
Una legge nel complesso insoddisfacente, perché subordina il diritto all’obiezione ad un decreto ministeriale. In complesso anziché di fronte a un riconoscimento effettivo, ci troviamo in presenza di una «concessione».
I comunisti, come ha ribadito nei giorni scorsi il compagno Pecchioli sull’«Unità», si sono battuti per un effettivo e serio riconoscimento della obiezione di coscienza, per una riduzione del periodo di servizio alternativo, e nello stesso tempo hanno teso a salvaguardare ad ogni costo la natura del servizio militare e delle forze armate quale è delineata nella Costituzione, impedendo così che forze interessate potessero tentare l’avvio all’esercito di mestiere.
Queste ragioni sono state ribadite ieri dal compagno Boldrini nell’annunciare l’astensione del gruppo comunista. Prima di Boldrini avevano parlato i compagni Nahoum e Lizzero.
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