Azione Nonviolenta, n. 11-12 novembre-dicembre 1972, pagine 1-5
«E’ necessario respingere ogni tesi tendente ad identificare il pacifismo con una condanna dell’apparato militare, essenziale invece nell’àmbito dello Stato».
Cosi si è espresso il relatore di maggioranza sulla legge per l’obiezione di coscienza, sen. Rosa, all’inizio della discussione su di essa. A legge varata,
scrive l’« Avvenire »: « E’ un segno dei tempi che oggi vada crescendo il numero di quelli che non vogliono in nessun modo portare armi, imparare ad
uccidere, studiare i modi più efficaci per danneggiare il suo prossimo e prepararsi ad usarli».
E’ alla luce di queste due proposizioni, antitetiche, che va riguardata la legge approvata il 14 dicembre dal Parlamento italiano, che ricalca quella legge
Marcora votata dal Senato nella scorsa Legislatura e universalmente definita legger truffa.
Ovviamente sul «segno dei tempi» e sulle ragioni di coloro che si tendono a viverli, ha prevalso la ragione (il potere) dello Stato. Poiché allo Stato è «essenziale» l’apparato militare, essenziale è che coloro che vi si oppongono, che obiettano ragioni e modi più adeguati ai tempi (di connessioni e di problemi
transnazionali, di unità mondiale), ne rimangano soffocati e sviliti. Che la testimonianza del ripudio della guerra rimanga confinata al personale aborrimento del sangue e resti appannaggio di pochi, cui siamo pronti anche a riconoscere il titolo di profeti e di eroi e di benemeriti della coscienza e del vivere civile. Ché se dovessero divenire i più e passare al piano politico dell’aborrimento dell’assassinio legalizzato di massa, allora umanità e civiltà e democrazia andrebbero in sfacelo, perché in rovina andrebbe lo Stato (che si vuol essere qualcosa di distinto dalla comunità che lo compone, di diverso e di più alto della volontà dei suoi cittadini fossero anche la stragrande maggioranza) se si trovasse negato in quel suo pilastro «essenziale» che è perlappunto l’apparato bellico.
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