Verso una nuova legislazione sull’obiezione di coscienza

Servizio Civile, n. 13-14  novembre 1982, pagine 14-15

Vorrei cominciare questa breve comunicazione a due voci, con il premettere qualche breve considerazione introduttiva rispetto alla prospettiva diversa nella quale questa Conferenza nazionale, sollecitando una nuova legge, vuole porre l’obiezione di coscienza ed il servizio civile.
L’antitesi servizio alternativo/servizio sostitutivo non è un dato che resta confinato solo sul piano del significato legislativo. Non è cioè solo una esigenza di superamento della legge 772 che ci porta a desiderare una formulazione diversa da quella contenuta nella legge vigente, quanto piuttosto la esigenza di una configurazione in termini positivi, sul piano culturale e giuridico, del servizio sociale.
Se infatti inquadriamo l’antitesi alternativo/sostitutivo in termini di contenuto e di sostanza, ci rendiamo conto che definire il servizio civile come sostitutivo del servizio militare significa continuare ad assumere il servizio militare come punto di riferimento E’ evidente come le logiche cui essi si ispirano sono diverse e non facilmente paragonabili. In questo modo il servizio civile finisce per perdere una sua legittimazione autonoma e positiva, frutto di radici e motivazioni proprie, e rischia di caricarsi di un tono eccessivamente polemico e di rotture verso chi fa scelte diverse.
Considerare dunque il servizio civile come alternativo fa sì che anche la legge recepisca i contenuti diversi di cui esso è portatore. L’attenzione è spostata: dalla dimensione che il servizio assume rispetto all’esercito e al servizio militare, si passa a considerare i contenuti alternativi di cui il servizio civile è espressione.
Ne enumeriamo alcuni:
a) Il servizio quotidiano alla pace anche nelle situazioni di non guerra che non equivalgono di per sé a pace, per le conflittualità nascoste generatrici di violenza.
b) L’allargamento del concetto di servizio alla patria, intendendo per questo non solo il territorio geografico ma anche il territorio umano, i valori profondi in nome dei quali una convivenza umana può dirsi sociale e non casuale, il tessuto sociale la cui saldezza può dare spessore culturale e politico ad un popolo, la cui vitalità è garanzia di sopravvivenza per le istituzioni democratiche.
Ed è un servizio che proprio perché quotidiano e diretto alle radici della pace, non può che coinvolgerci tutti, uomini e donne.
Dunque chiedere un servizio alternativo non è solo una variazione terminologica, ma implica notevoli conseguenze sul piano del contenuto.
Questa considerazione apre al punto successivo che vorrei considerare.

[…]

Pasquale Straziota

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