Servizio Civile, n. 5 settembre-ottobre 1984, pagine 6-11
Quattro riflessioni:
– l’obiezione di coscienza in genere;
– l’obiezione di coscienza al servizio militare;
– l’obiezione di coscienza nella comunità cristiana;
– alcuni problemi pratici.
Tratto l’argomento in modo empirico: non sono né moralista né giurista e sono aperto a tutte le osservazioni e le integrazioni.
1. L’obiezione di coscienza in genere
L’obiezione di coscienza è il rifiuto all’autorità di osservare una norma perché ritenuta contraria alla propria coscienza; per un credente, perché in contrasto con la
norma religiosa, oppure, per un non credente, perché in contrasto con valori fondamentali su cui impernia la sua vita.
Gli apostoli si rifiutano di obbedire al Sinedrio che aveva loro imposto di non annunciare la risurrezione di Cristo: «Dobbiamo obbedire a Dio prima che agli uomini».
I primi cristiani si rifiutano alla norma di bruciare l’incenso agli idoli o all’imperatore perché è contro la loro coscienza.
Di solito in questo scontro fra la coscienza individuale del cittadino e il potere che stabilisce la norma, il primo subisce violenza.
Gli apostoli sono messi in carcere; i primi cristiani sono ammazzati; i primi obiettori di coscienza al servizio militare finiscono in carcere.
In questo momento in Italia il diritto all’obiezione di coscienza è riconosciuto in due casi: l’aborto e il servizio militare. Forse ci sono anche altri casi meno conosciuti, come quello dell’insegnante elementare ateo che può rifiutarsi di insegnare religione ai bambini e chiedere di essere sostituito da un altro.
L’obiezione di coscienza potrebbe essere posta anche in altri casi: ad es. per l’ufficio di giudice popolare, oppure l’obiezione fiscale.
In questi casi però la legge non legittima la obiezione e chi la pone viene colpito come trasgressore della legge.
Alla radice dell’obiezione di coscienza c’è il principio che il primo giudice immediato delle nostre azioni è la coscienza e che nessuno può agire contro coscienza.
Questo principio deve coniugarsi con un altro: che è doveroso obbedire alla legittima autorità e si deve ritenere che le norme da essa emanate siano giuste fino a
che non è provato che siano ingiuste. Cioè è necessario formarsi una coscienza retta.
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Giovanni Nervo
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