Servizio Civile, n. 4 luglio-agosto 1984, pagina 4
La mattina del 29-3-1984 davanti al Tribunale militare di La Spezia, in una grigia aula d’udienza dove troneggia – fra l’austero e l’ironico – fa frase “la legge è uguale per tutti” si è celebrato il processo contro Alessandro Trevisan, obiettore di coscienza imputato di diserzione ai sensi dell’art. 148 c.p.m.p. Il caso, che ha suscitato scalpore e raccolto numerose espressioni di solidarietà e prese di posizione, è noto.
Sandro, pur avendo fatto il servizio completo di 20 mesi, secondo la L. 772/72, si era autodistaccato, 4 mesi prima della precettazione ministeriale, presso la Caritas, a favore della quale ha prestato il suo servizio; quindi si era autocongedato allo scadere dei 20 mesi effettivi. Da qui, immediato, il capo d’accusa. Il dibattimento è iniziato davanti ad un folto pubblico presente in aula, in un’atmosfera mista di tensioni, di attese, di solidarietà. Ma sono bastate le prime battute del rituale “dialogo” tra giudici e imputato, per evidenziare l’obiezione di coscienza come una figura incomprensibile, poco dignitosa e comunque in ogni caso da colpire.
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Lucia Magnani
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