Italia Caritas, n. 3 1992, pagina 5
L’ipotesi di servizio civile nazionale avanzata da Caritas Italiana e Fondazione Zancan: una bella proposta, perché mi pare colga bene una questione grossa e importante che riguarda prima di tutto i giovani e il servizio di leva, ma che ha attinenza col grande tema della solidarietà e il futuro del paese. Certo, gli orientamenti già emersi sul futuro assetto delle forze armate, la loro professionalizzazione sempre più inevitabile comporteranno una consistente riduzione del numero dì giovani di leva da impegnare nei vari settori specialistici dell’esercito.
Ma se ne dovrà, in ogni caso, discutere a lungo, soprattutto per non perdere di vista l’ancoraggio delle forze armate alla visione della nostra carta costituzionale e dei principi dell’ONU a difesa e a promozione della pace e dell’ordine internazionale.
Ma le ragioni della proposta, mi pare, vadano ben oltre. tutte di alto profilo etico e civile. Prima di tutto quello di recuperare e rendere praticabile il valore di un servizio, di un anno della propria vita, da impiegare a favore della comunità, dei suoi settori più deboli e nelle varie forme di cooperazione allo sviluppo. I campi di possibile applicazione proprio sul terreno della solidarietà sociale sono infatti vastissimi e la proposta li segnala con assoluta efficacia.
Certo, problemi non semplici si porranno per l’organizzazione del servizio.
Il rischio da evitare nel modo più assoluto è quello di creare carrozzoni dispendiosi e burocratizzati, che diano vita ogni anno a una sorta di ulteriore parcheggio diseducativo per migliaia di giovani. Ciò sarebbe tanto più controproducente perché dissipatore di risorse umane e morali, prima ancora che economiche. Del resto, purtroppo, è quello che si sente talvolta raccontare da non pochi giovani a proposito della loro esperienza di servizio militare.
Ma tenuti ben presenti i rischi da evitare, affrontati e adeguatamente risolti i problemi di organizzazione e di articolazione del servizio – specie nella formazione – mi pare davvero che l’anno obbligatorio di servizio civile nazionale andrebbe introdotto con grande rapidità, perché costituirebbe una risorsa enorme per migliorare le condizioni concrete e lo spirito pubblico della
nostra convivenza.
È al fondo una domanda di solidarietà, sempre più urgente, che richiede strumenti ed organismi in grado dì raccoglierla e organizzarla e che esige principalmente una sensibilità ed una cultura che vanno urgentemente sollecitate e promosse. In questo senso l’esperienza complessa del volontariato segna una strada sicuramente promettente. Sarebbe quindi di enorme valore, per i giovani e per il paese tutto, capire l’importanza di una scelta innovatrice e coraggiosa come la creazione di un servizio civile nazionale. Insieme a tutte le risposte che contribuirebbe a dare alle varie emergenze sodali, l’indicazione Caritas-Fondazione Zancan, adeguatamente accolta, potrà risultare utilissima a sollecitare, nel profondo, la società italiana ad essere meno frammentata ed egoista, meno moralistica e corporativa e quindi progressivamente anche meno illegale e più giusta.
Come sempre, la politica avrà la sua grande parte di responsabilità nel non lasciare cadere la proposta; tuttavia il suo vero successo sarà legato soprattutto alla comprensione e all’accoglienza che troverà nell’opinione pubblica, in particolar modo giovanile.
Nuccio Fava
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