L’Unità, venerdì 30 dicembre 1988, pagina 14
Il 10 dicembre scorso, a Pordenone in un convegno nazionale organizzato dalla locale Federazione del Pci e dalla Direzione del partito, i gruppi parlamentari delle commissioni Difesa hanno lanciato la parola d’ordine della immediata riduzione di due mesi del servizio militare, per chi oggi è alle armi, in contrapposizione alla proposta democristiana di ridurre subito di 20.000 unità il contingente alle armi, per avere così qualche risparmio, ma allargando ingiustizie e discriminazioni.
Nella stessa sede, tuttavia, è stata anche resa pubblica una proposta di riorganizzazione delle Forze armate – elaborata collegialmente nei Gruppi e nella Consulta delle Forze armate del Pci, e già delineata nelle relazioni parlamentari di minoranza sul bilancio della Difesa – in conseguenza della quale è possibile, con opportuni provvedimenti amministrativi e di legge, ridurre la ferma obbligatoria per la truppa fino a sei mesi. Il giorno dopo, a Bologna, Occhetto ha lanciato i sei mesi.
Il meccanismo studiato dai grappi sarebbe il seguente: anche mantenendo intatte le attuali dimensioni delle unità operative della difesa, si potrebbe tenere alta la prontezza operativa di Aeronautica e Marina, ma si potrebbe – o si dovrebbe, nella attuale fase internazionale – ridurre drasticamente la prontezza della unità dell’Esercito, che passerebbe così, da forza tutta immediatamente pronta all’impiego, alla condizione di forza addestrativa o posta «a quadro». La chiave dell’impiego dell’Esercito diverrebbe quindi soltanto quella della mobilitazione, salvo mantenere una quota di unità pronte all’impiego, sotto iI coordinamento di un comando per il rapido intervento. Questa misura permetterebbe la riduzione della ferma di leva per la truppa a sei mesi, ma richiederebbe un maggiore reclutamento di giovani in ferma di leva prolungata – ma non per questo professionisti – da allettare con successive possibilità di passaggio ai sottufficiali o all’impiego civile. Tra l’altro, occorrerebbe usare i risparmi della manovra per ridurre drasticamente, e per civilizzare, l’area vastissima del supporto tecnico amministrativo della Difesa (oggi questa parte ingloba metà dei giovani di leva e due terzi del personale militare di professione). Inoltre occorrerebbe produrre ex novo una inesistente organizzazione per la difesa civile.
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Enea Cerquetti
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