Il Popolo, 18 novembre 1986
Ancora sull’obiezione di coscienza e sulla polemica che in questi ultimissimi giorni ha visto confrontarsi la Caritas italiana ed il ministero della Difesa. Dopo la precisazione che il ministro Spadolini ci ha inviato domenica in risposta ad una nostra nota, oggi è il responsabile del servizio obiettori di coscienza della Caritas, Guglielmo Rosati, ad intervenire a sua volta con una precisazione diretta al ministero della Difesa.
In merito ai «punti» che in materia di obiezione di coscienza si fanno presenti negli ambienti del ministero della Difesa – riportati da Il Popolo di domenica-lunedì 16-17 novembre nella sua nota intitolata «Spadolini ci fa sapere… – giova sottolineare alcune cose.
Siamo al corrente che il 17 settembre il ministero della Difesa ha rimesso alla commissione competente della Camera la circolare Levadife 5 giugno 1986 sulla «gestione degli obiettori di coscienza». Nulla sappiamo invece, e purtroppo nulla sanno gli ufficiali ispettori che si presentano nelle sedi Caritas, sulla «sospesa» efficacia della circolare, ma che sono invece in possesso di un telex ministeriale che ordina controlli soltanto nelle sedi della Caritas (e non presso altri organismi convenzionati), con il testo non solo della circolare 5 giugno, ma di un questionario che prevede domande su tutte le norme dettate dalla circolare (anticipo del trattamento economico, fruizione del vitto e dell’alloggio, firma quotidiana del rapportino presente, concessione di permessi e licenze, certificazioni di malattia, ecc.) che la Caritas aveva dichiarato inammissibili con una lettera indirizzata al ministro a firma del proprio presidente, rimasta senza risposta.
Sorprende che, dopo anni di inutili tentativi e nei quali la Caritas Italiana ha cercato di illustrare le modalità di svolgimento del servizio civile nella propria convenzione, si pretende ancora di trovare gli obiettori negli uffici diocesani della direzione Caritas anziché nei servizi sociali territoriali dove essi sono tenuti a svolgere il loro servizio; si facciano osservazioni sulla collocazione territoriale, che è quella pastorale della diocesi e non dei distretti; si muovano critiche sull’intercambiabilità dettata dalle esigenze dei destinatari, che, essendo molteplici, non sono riconducibili alla presenza continua degli obiettori nei centri operativi, che sono soltanto dei centri di riferimento, dal momento che l’obiettore Caritas opera nel territorio al seguito dell’«emarginato», per tutte le sue esigenze di lavoro, di cura, di vitto, di alloggio, d’incontro, d’inserimento, di riabilitazione, e che porta l’obiettore non solo negli ospedali pubblici, ma anche negli uffici comunali per le pratiche amministrative e di assistenza.
In merito ai dichiarati contatti tenuti costantemente dall’on. Olcese con la Caritas, precisiamo che il nostro ultimo rapporto risale a una conferenza stampa del dicembre 1985. Attendiamo quindi che il «contatto» con il sottosegretario delegato venga concretamente ristabilito.
Guglielmo Rosati
Responsabile Servizio obiettori della Caritas Italiana
visualizza in PDF: Il Popolo 18-11-86
