Tuta blu e grigio-verde

Mosaico di pace, n. 11 dicembre 2002

La tuta blu era ed è, nonostante tutto, il simbolo del lavoro, forse più dei lavoratori, in particolare quelli metalmeccanici: ricopriva, ricopre ancora le ansie, le fatiche, i vissuti di generazioni intere, di lavoratori in fabbrica, alle catene di montaggio, di piccole officine, di grandi e vecchi opifici, ora spesso abbandonati, ora abitati dai nostri vicini scomodi, gli extracomunitari, i profughi, i clandestini o magari ristrutturati per le nuove attrazioni del tempo libero, del consumismo sfrenato, delle asfissianti discoteche.
Alcune tute blu ci apparivano sempre lerce di grasso, altre più pulite ma sempre dense di polvere, intrise di sudore, servivano come difesa dal freddo, dal gelo dei
cantieri, dei capannoni di lavoro dove le rumorose macchine cominciano a ruggire la mattina molto presto, quando non si sono fermate neanche la notte: non c’è nebbia, pioggia o freddo che interrompa questo ciclo.
Certo di tute blu ora ce ne sono meno non perché il lavoro sia odiato, ma perché spesso è fuggito, si è trasformato, si è riconvertito e spesso in certe zone non è mai arrivato al punto di doverlo quasi “rubare” per fare trionfare la dignità di chi del lavoro non può fare a meno!

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Alberto Trevisan

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