Rivista militare, gennaio-febbraio 1999
La dignità esprime il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve avere nei confronti di se stesso e imporre agli altri mediante un comportamento e un contegno adeguati.
La dimostrazione di consenso e gratitudine per le qualità e i meriti acquisiti possono esprimere il riconoscimento.
La pari dignità e di riconoscimento costituiscono il punto di riferimento principale, previsto dal disegno di legge governativo A.S. 2118 sulla istituzione del servizio civile nazionale, tra le due forme stabilite per svolgere il servizio di leva: militare o civile.
Al giovane è offerta la possibilità di spendere la sua disponibilità nel servizio di leva optando liberamente per esprimere la sua solidarietà nel campo sociale, oppure per servire in armi la Patria nell’interesse comune della sicurezza collettiva e della Pace.
È vero che i due servizi, civile e militare, nobilitano sul piano morale i giovani conferendo loro dignità e riconoscimento da parte di tutti i cittadini per l’impegno profuso e per le rinunzie personali sopportate.
L’abbandono coatto dei propri diritti per svolgere il servizio di leva gratifica il giovane che dimostra, sul campo operativo e nei fatti, solidarietà verso il prossimo anche se espressa in modo diverso.
L’uno e l’altro servizio si equivalgono moralmente e socialmente, pur avendo una differente valenza propositiva nei riguardi del giovane.
In altri termini, se il servizio militare e il servizio civile di leva hanno moralmente e giuridicamente lo stesso peso, anche se espressi in forme diverse, si caratterizzano sul piano individuale, cioè esprimono modelli operativi diversi che comportano rinunzie spesso dolorose come l’allontanarsi da una fonte di benessere o di soddisfazione personale.
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Lucio Castelluccio
Maggiore Generale
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