Avanti!, venerdì 15 dicembre 1972, pagina 1
L’obiezione di coscienza entra a far parte dell’ordinamento giuridico Italiano. La commissione Difesa della Camera, in seduta pubblica, ha approvato ieri il testo della legge che ne sancisce il riconoscimento. La commissione, presieduta dall’on. Magri, non ha apportato modifiche al testo già approvato dal Senato.
L’approvazione della legge, nonostante i suoi limiti, segna un momento politico di grande importanza ed avrà come primo effetto positivo la liberazione dei circa 160 obiettori attualmente reclusi nelle carceri militari. Ciò avverrà non appena le nuove norme diventeranno esecutive con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. A quella data gli obiettori saranno rimessi in libertà e potranno ricorrere al ministero della Difesa, che, sentito ii parere delle commissioni incaricate di accertare i motivi addotti dai giovani, avrà sei mesi per decidere se accogliere la richiesta ed inviare gli interessati a prestare servizio «non armato» (o servizio civile) o respingerla.
La proposta approvata ieri definitivamente dalla commissione Difesa della Camera è quella che reca la firma del senatore Marcora ed altri, tutti democristiani. Essa prevede che i giovani dl leva che dichiarino di essere contrari all’uso delle armi per motivi di coscienza possono soddisfare l’obbligo militare con un «servizio civile». I motivi di coscienza debbono essere attinenti ad una «concezione generale della vita basata su profondi convincimenti religiosi, o filosofici, o morali dell’interessato».
Il fatto che il giudizio definitivo sia affidato all’amministrazione militare costituisce un forte limite della legge, perché è evidente che la tendenza dei militari sarà quella di respingere più che di accogliere le domande. Così come lascia perplessi il fatto che i motivi addotti dagli obiettori (filosofici, morali, religiosi) debbano essere sottoposti al vaglio di una commissione. Come si può stabilire, infatti, quanto sia profondo un convincimento interiore? A quali criteri potranno ricorrere le commissioni per svolgere il proprio compito con equità?
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