Mosaico di pace, n. 2 febbraio 1996
Obiettori di coscienza italiani in servizio all’estero. Questa prospettiva, finora preclusa per qualsiasi giovane che rifiuti d’indossare la divisa, potrà diventare presto realtà. Infatti, la legge 28 dicembre 1995 n. 549, contenente «Misure di razionalizzazione della finanza pubblica» (il cosiddetto “collegato alla Finanziaria”) può
essere considerata, senza esagerazione, «storica». Il comma 63 dell’articolo 1, dopo aver dettato disposizioni finanziarie sugli interventi militari all’estero, prevede che «nessuna indennità è dovuta agli obiettori di coscienza in servizio civile impiegati in missioni umanitarie all’estero ». Che cos’ha di storico questa norma? È la prima legge dello stato italiano che prevede la possibilità di impiego di obiettori all’estero, pur senza poter godere delle indennità di missione previste per i militari.
Finora, infatti, se l’invio di truppe italiane all’estero è sempre stato subordinato all’approvazione di un’apposita legge dal Parlamento, quello di obiettori di coscienza è sempre stato di fatto negato dal Ministero della Difesa. Rispondendo ad una interrogazione parlamentare del senatore Gallo (l’autore dell’emendamento al “collegato” che ha innovato di fatto la legge) qualche mese fa il ministro Corcione aveva semplicemente risposto che «la legge non prevede l’invio di obiettori all’estero». Il riferimento era alla legge 772/72 sull’obiezione di coscienza che, in verità, non prevede molte altre cose che invece ci sono nella realtà. Adesso una legge dello stato italiano c’è e apre sicuramente uno spiraglio anche in vista della soluzione giudiziaria della vicenda che interessa una cinquantina di obiettori che, negli ultimissimi anni, hanno «disobbedito» agli ordini dei Distretti Militari partecipando a missioni umanitarie nell’ex Jugoslavia e che, al loro ritorno in patria, sono stati incriminati per diserzione.
[…]
Diego Cipriani
Continua a leggere l’articolo in PDF: Mosaico di pace 2-1996
