Pioggia di obbiezioni sugli obbiettori

Il Giornale, martedì 18 novembre 1986, pagina 2

 

Roma – È già un caso politico. Sul tavolo di Giovanni Spadolini ci sono alcune interrogazioni parlamentari che chiedono perché il ministero della Difesa ha disposto una raffica di controlli presso gli enti dove lavorano gli obiettori di coscienza.

E a dar manforte a radicali e indipendenti di sinistra sono scesi in campo anche i democristiani. Un violento corsivo, pubblicato sul Popolo a firma Yorick (è il Ghino di Tacco della Dc), ha rovinato la missione in Arabia Saudita e in Giordania di Spadolini. Il giornale democristiano ha sparato a zero contro il ministro soprattutto perché le ispezioni della Difesa hanno toccato gli uffici della Caritas, l’organizzazione cattolica presso la quale prestano servizio molti obiettori.

Ma i contrasti emersi in questi giorni non sono una novità: da mesi i rapporti tra ambienti militari e organizzazioni pacifiste (cattoliche e no) sono tutt’altro che buoni.

Una parte ridotta del mondo cattolico si è schierata da tempo contro le forze armate invitando i giovani a indossare la divisa e a scegliere il servizio civile come obiettore di coscienza.

Alcuni prelati e sacerdoti del Veneto hanno suggerito agli italiani l’obiezione fiscale (all’ultima manifestazione pacifista che si è svolta a Verona all’inizio di ottobre c’erano preti e suore che dimostravano contro la naja). Certi ambienti del mondo cattolico, censurati più volte dall’Ordinariato militare, sono stati in prima fila nella campagna di fine estate contro Esercito, Marina ed Aeronautica. E proprio nei giorni più caldi della polemica (quelli immediatamente successivi al suicidio del tenente colonnello Vladimiro Nesta) si parlò parecchio di obiezione di coscienza. Ci fu chi denunciò che non tutte le organizzazioni che raccoglievano i giovani del servizio civile avevano le carte in regola. Insomma: un vero e proprio business dell’obiettore.

E così si sono fatte alcune scoperte interessanti. Il settimanale Epoca, per esempio, ha rivelato che nelle 70 sedi dell’Arci raggiunte dagli ispettori della Difesa soltanto il 60 per cento degli obiettori assegnati al ministero era al lavoro. Alcune sedi, addirittura sono risultate chiuse. A Pavia, un giovane obiettore si è rivolto al distretto militare per ottenere dall’Arci (è l’organizzazione ricreativa vicina al Pci) il pagamento per quanto gli spettava per legge. 6 milioni. «Dal 31 ottobre lavoro come obiettore presso il Centro giovanile Vigna Pia gestito dalla congregazione della Sacra famiglia di Bergamo», ha detto Roberto Digiovampaolo. «Ci siamo subito messi d’accordo: a me la paga del soldato a loro il resto».

Testimonianza che pone un quesito preoccupante: che fine fanno i 35 miliardi che ogni anno lo Stato versa agli Enti per l’obiezione di coscienza? Sono tutti amministrati secondo le regole previste dalla legge?

Per cercare di tenere la situazione sotto controllo il ministero ha emanato una circolare che obbliga tutti gli enti convenzionati (1400, ma alcuni sono già stati esclusi dal rinnovo dell’accordo) a rilasciare singole quietanze firmate dagli obiettori dalle quali risulti la correttezza nella gestione dei fondi (l’Arci incassa dallo Stato un miliardo 200 milioni l’anno, la Charitas più di sei).

Le nuove disposizioni e i controlli disposti dal ministero hanno reso, però, più difficile la vita degli obiettori («si tratta di provvedimenti presi per tutelare i veri obiettori» ha detto il sottosegretario alla Difesa Vittorio Olcese). Così il numero di coloro che rifiutano la divisa per il servizio civile sembra destinato a diminuire: per il 1987 si prevede che non arriveranno a quota 5000. Tempi duri per le casse degli Enti: in futuro ci saranno molti miliardi in·meno da amministrare.

a.t.

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