Perché ho scelto di seguire il vangelo con la testimonianza della mia vita

Servizio Civile, n. 5 settembre-ottobre 1985, pagina 4

Pubblichiamo in questo numero un’intervista con Giancarlo, 24 anni, un obiettore di coscienza che ha svolto il servizio civile presso la Caritas di Udine.
Giancarlo si sta adesso preparando a diventare sacerdote. In questa intervista spiega i motivi della sua scelta.

D. – Quando hai cominciato a sentire questa vocazione?
R. – La intuivo già da prima, come possibilità. Durante il servizio facevo vita comunitaria con altri 2 obiettori e due frati Carmelitani parroci. L’esperienza del servizio civile mi ha aiutato. Mi dicevo: “E adesso che cosa faccio? Torno a casa mia, al mio lavoro?” Il servizio civile per me è stato molto di più del risolvere il semplice problema del servizio di leva. Mi ha permesso soprattutto di interrogarmi su alcune questioni di principio: quali valori guidano la mia vita? Sto cercando la mia vocazione come risposta ad una esigenza di servizio?

D. – Hai sentito un legame tra la nonviolenza che hai scelto e la vocazione a essere sacerdote?
R. – Lasciar perdere tutto il resto per una sola vocazione di servizio è dare una risposta sulla linea della nonviolenza, una risposta semplicemente più credibile, personale, perché si gioca sulla propria pelle in base ai valori in cui uno crede: non ho scelto di andare in cattedra ad insegnare, ma ho scelto di testimoniare con la mia vita. L’esperienza di volontariato con giovani, anziani, handicappati ha reso «naturale» la scelta per me del servizio civile. Il servizio ha poi ampliato di molto la mia esperienza: mi ha fatto aprire gli occhi sulla mia vita, sul mondo, ma soprattutto sulla realtà umana dove c’è l’immagine di Dio.

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