L’Unità, giovedì 22 aprile 1965, pagina 2
Paolo VI è intervenuto in modo abbastanza diretto nella polemica sulla obiezione di coscienza aperta prima dal processo a don Balducci e poi dalla nota lettera di don Milani; e le sue parole hanno riecheggiato la recente lettera pastorale del card. Florit, che non sconfessava l’assurda e grave lettera dei cappellani militari autori
della denuncia contro don Milani.
Ricevendo un gruppo di soldati e ufficiali delle forze armate belghe, il Papa ha infatti detto che «la vocazione del soldato è per definizione una vocazione di servizio. Il centurione del Vangelo prova che non v’è incompatibilità tra le esigenze della disciplina militare e quelle della fede, tra l’ideale del soldato e quello del credente. Realizzare la sintesi armoniosa di questo doppio ideale — ha soggiunto Paolo VI — deve essere l’ambizione del cristiano che è chiamato, per scelta personale o per obbedienza alle leggi, ad indossare l’uniforme ed a consacrare una parte delle sue energie ad attività d’ordine militare ».
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