Obiezione un diritto di coscienza garantito?

Servizio Civile, n. 3 giugno 1983, pagine 23-24

Rassegna statistica relativa agli obiettori di coscienza in servizio civile o in attesa di precettazione, presso la Caritas diocesana di Padova.

Nella maggior parte delle discussioni, dibattiti, articoli che riguardano il fenomeno “obiettori di coscienza” e i loro rapporti col Ministero dell1a Difesa, si ha l’impressione che le conclusioni dipendano in misura troppo ampia dalle posizioni a priori dei contendenti, più che da una analisi sobria dei dati in possesso. Sembrerebbe infatti che questi dati vengano “manipolati” dal Ministero e dai suoi portavoce (si veda la risposta dell’onorevole Ciccardini, Sottosegretario alla Difesa, nella seduta di lunedì 10 gennaio 1983, all’interpellanza parlamentare presentata da Brocca e altri il 30 luglio 1981): lo scopo è quello di guidare l’opinione pubblica contro il servizio civile/obiezione di coscienza, per sbloccare la situazione imbarazzante della crescita delle domande al di là di ogni attesa, e riprendere in mano la gestione delle iniziative e dei servizi che in questi anni si sono andati costruendo.
Forse per preparare il terreno ad una nuova legge repressiva, si dà per scontato che gli obiettori siano i furbi, gli imboscati, i disonesti (un esempio per tutti, clamoroso, l’articolo di E.I. sul Gazzettino del 22-1-1983) dalla nostra parte si ribatte che questo è falso, che gli obiettori pagano di persona andando anche in prigione, quando occorre (recente è stata l’autoconsegna di due odc con domanda rifiutata dopo circa due anni di attesa, il 26 marzo scorso) che le colpe sono del comportamento scandaloso e inqualificabile del Ministero; tuttavia si arriva ad ammettere un certo impoverimento delle forme e dei contenuti dell’obiezione di coscienza, e la necessità di una riqualificazione del servizio civile.

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Lino Rovati

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