Avvenire, venerdì 26 aprile 1996
Oggi migliaia di obiettori di coscienza al servizio militare inizieranno il proprio servizio civile negli enti cui il ministero della Difesa li ha assegnati. Che cosa c’è di strano in questa notizia? Molto, anche se un’operazione di questo genere avviene quasi ogni mese, nel nostro Paese, secondo un calendario di «scaglioni» così come avviene per i giovani che prestano il servizio militare.
Per restare all’ambito delle Caritas diocesane, oggi 840 obiettori iniziano il servizio (sono circa 4.000 gli obiettori accolti in oltre 180 diocesi; di essi, soltanto 390 hanno scelto di prestare servizio in Caritas, a favore di persone in difficoltà, tossicodipendenti, immigrati, anziani, disabili, minori a rischio, e per questo si sono preparati lungamente e seriamente per diversi mesi.
Gli altri, e sono la stragrande maggioranza, hanno magari chiesto di prestare servizio civile nell’area ambientalista o dei beni culturali e c’è il rischio che proprio i poveri paghino il prezzo della loro inesperienza e mancata formazione. Ma si sa, il ministero della Difesa non sempre accontenta tutti… Questa situazione, comune ahimé a quasi tutti gli enti convenzionati col ministero e che impiegano obiettori (sono oltre duemila, di cui metà della Pubblica Amministrazione), è emblematica di quello che significa oggi obiezione di coscienza e servizio civile nel nostro Paese.
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Elvio Damoli
direttore Caritas Italiana
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