Obiezione di coscienza e Servizio Civile: segno di pace in una società violenta

Servizio Civile, n. 13-14  novembre 1982, pagine 9-13

Perché la Caritas Italiana in collaborazione con l’AGESCI, l’Azione Cattolica, Comunione e Liberazione e Gioventù Aclista ha organizzato questa Conferenza?
Gli obiettivi sono tre.
1. Un obiettivo immediato: richiedere allo Stato, in forma serena e costruttiva, ma chiara e decisa, che venga rispettata la legge: gli obiettori hanno diritto che entro sei mesi sia esaminata la loro obiezione di coscienza e sia data loro comunque una risposta.
Questo diritto oggi è disatteso: la risposta viene data in media dopo oltre 12 mesi.
I giovani si vedono così sottratti arbitrariamente oltre 6 mesi; lo Stato perde credibilità; gli enti convenzionati non possono predisporre programmi per l’utilizzazione degli obiettori; la famosa circolare dei 26 mesi avalla la inefficienza della pubblica amministrazione e favorisce i fannulloni e gli imboscati.
Con questa conferenza intendiamo chiedere che questo scandalo cessi subito, che si provveda subito ad attivare la legge senza rimandare la soluzione alla nuova legge.
2. Un obiettivo a breve termine: per ottenere una legge migliore di quella attuale.
Sono già depositate in Parlamento varie proposte di legge, fra cui una del Governo.
Di queste proposte alcune rispondono alle esigenze degli obiettori di coscienza, altre, e in particolare quella governativa, no.
Con questa conferenza intendiamo mettere in rilievo e far pervenire alle autorità responsabili le nostre osservazioni e le nostre proposte. Abbiamo limitato la conduzione della Conferenza a questi cinque organismi ecclesiali o di ispirazione cristiana perché hanno alcune peculiarità e alcune esigenze specifiche, ma la Conferenza tiene conto delle esigenze di tutti gli obiettori, già espresse in varie sedi, in particolare dalla Lega degli Obiettori di Coscienza.
3. Un obiettivo a lungo termine: intendiamo collocare l’obiezione di coscienza e il servizio civile nel quadro più ampio della costruzione di una cultura di nonviolenza e di pace, che consenta di giungere al superamento dell’uso della guerra non solo per aggredire, ma anche per difendersi, e trovare altre forme alternative di difesa efficace più umane e più civili del ricorso alle armi.
E’ giunto il momento in cui dobbiamo affermare chiaramente che la guerra non si può fare mai, in nessun luogo, in nessun caso, per nessun motivo.

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Mons. Giovanni Nervo

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