Avanti!, domenica 24 ottobre 1971, pagina 4
Il ben noto comitato centrale d’intesa tra le associazioni nazionali d’Arma – che nonostante le ripetute assicurazioni del ministero della Difesa continuano a sconfinare dai limiti statutari – si è scatenato contro l’intenzione di introdurre nella legislazione italiana «l’anticostituzionale istituto della obiezione di coscienza», assicurando la sua «inflessibile determinazione» di impedirlo, ricordando che è «sacro dovere del cittadino» la difesa della Patria, invitando «tutti gli italiani a partecipare ai prossimi riti del 4 Novembre nello spirito di Vittorio Veneto, conferendo all’omaggio ai Caduti il significato della più decisa tutela del sentimento nazionale contro ogni azione eversiva, in particolare contro la obiezione di coscienza».
A parte il fatto che il giudizio sulla costituzionalità o meno della obiezione di coscienza non è di competenza della suddetta associazione, che continua, proprio essa, a lanciare parole d’ordine «eversive», è da respingere il presuntuoso indecoroso e maldestro tentativo di arrogarsi ancora una volta la esclusiva rappresentanza dei combattenti italiani, cioè di sfruttare sangue, lutti e rovine del nostro Paese.
L’obiezione di coscienza – anche se i capoccia della suddetta associazione fanno finta di non capirlo – non è un invito ai giovani a disertare in massa dai loro doveri verso il Paese. Non lo è nei progetti presentati al Parlamento italiano, non Io è nelle legislazioni di tanti Paesi che non hanno nulla da invidiare a noi in fatto di amor di Patria e di capacità e intenzione di difendersi.
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