L’Unità, mercoledì 28 dicembre 1988, pagina 10
È possibile affrontare il tema della riforma del servizio di leva, posto dai recenti interventi del Segretario del partito e dalla proposta del capogruppo Pecchioli, nella logica di un grande partito nazionale, avendo presenti non solo esigenze generali (una politica di difesa) e le attese dei giovani, ma anche la concreta percorribilità delle nostre proposte? Ritengo di sì. Va rilevato che già con la legge 958, che ha ridotto la ferma anche in Marina a 12 mesi, l’aumento della componente volontaria fino al 19% ha aperto la via di una concezione diversa rispetto a quella tradizionale. E, mentre una riflessione era aperta da tempo fra i compagni della commissione Difesa del Senato, la stessa consulta del Pci per le Forze armate avanzò un anno fa la proposta di una ferma di 6 mesi in un nuovo modello di difesa.
Per altro verso la maggioranza ha riconosciuto infondato l’assillo di un determinato livello della forza di leva in servizio (adducendo magari impegni internazionali), se lo stesso governo ha ora accettato, sia pure per banali ed enfatizzate ragioni dì bilancio, la riduzione di 20.000 unità. Noi abbiamo proposto invece una prima riduzione di due mesi per tutti in luogo dei ventimila nuovi esenti. E questo mi pare l’obiettivo più immediato, coerente con obiettivi di più ampia portata che vanno, naturalmente, selezionati e precisati nella loro concreta percorribilità.
Ritengo in ciò di condividere le ragioni di fondo addotte da Pecchioli e la scelta di «una radicale riconversione della leva nel senso di una sua drastica riduzione temporale». La concreta percorribilità della proposta e la possibilità di farne oggetto di mobilitazione e di battaglia politica mi pare discenda in larga misura dalla esigenza oggettiva dì riconsiderare la difesa nazionale alla luce sia della riconosciuta impraticabilità delle vecchie impostazioni, sia delle dirompenti novità che si vanno affermando nei rapporti internazionali. Non mi riferisco tanto ad atti unilaterali – come la riduzione annunciata da Gorbaciov all’Onu di una forza pari all’insieme delle nostre Forze Armate -, pegno di futuri sviluppi del negoziato per la riduzione bilanciata degli armamenti convenzionali e di una positiva evoluzione della concezione nuova della sicurezza fondata sull’interdipendenza.
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Aldo Giacché
responsabile del gruppo Pci nella commissione Difesa del Senato
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