Obiettare è ancora una virtù

Mosaico di pace, n. 2 febbraio 1992

Mentre Cossiga e Martelli picconano autoritariamente la democrazia. Mentre i carabinieri minacciano snervati di non obbedire soltanto. Mentre i quadri militari preparano strategie per dimezzare l’obiezione di coscienza in un più tranquillo servizio civile. Mentre il Ministro della Difesa lancia il look del «nuovo modello» che vuole il paese a caccia di gloria in guerre lontane.
Mentre tutta questa spirale regressiva si svolge, giovedì 16 gennaio il Senato della Repubblica ha approvato le «Nuove norme in materia di obiezione di coscienza», trasformandole così in legge, dato che avevano già ottenuto la precedente approvazione della maggioranza dei deputati. Non c’è che dire, «natura facit saltus».
È una vittoria. Una piccola vittoria – diciamo pure – preelettorale, anche se in essa si coagulano molti anni di sfibranti lotte e di martellanti pressioni. Non irrilevanti le novità che questa legge presenta: il riconoscimento dell’obiezione di coscienza come diritto soggettivo del cittadino, la formazione di tre mesi dell’obiettore nel corso del suo servizio civile, l’istituzione di un «dipartimento del servizio civile nazionale» che, tra le varie funzioni, «dovrà predisporre, con il  dipartimento della Protezione Civile, forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta».

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Guglielmo Minervini

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