L’Unità, martedì 20 dicembre 1988, pagina 2
Una grande questione che riguarda il rapporto fra Stato e giovani generazioni e la capacità di risposte – insieme realistiche e alte – a vitali esigenze della nazione, è ormai sul tappeto. Mi riferisco alle innovative proposte avanzate al congresso della Fgci dal segretario del partito, compagno Occhetto, per quanto riguarda il servizio militare e che tanta eco hanno suscitato, andare ad una riduzione a sei mesi del periodo di leva, in vista di un più generale e radicale ripensamento dell’istituto stesso della ferma obbligatoria.
La portata e delicatezza dei problemi che si aprono, richiedono un confronto politico e culturale ampio, responsabile, rigoroso. Su questioni di così grande rilievo per la vita nazionale è necessario puntare infatti alla formazione della più ampia volontà unitaria di forze democratiche. Ed è con questo intento che lavoriamo permettere a punto le proposte del Pci.
Da anni sulle questioni della leva si sono impegnate a più riprese le forze parlamentari, politiche, militari. Taluni correttivi introdotti sono il segno che alcuni elementi di contraddittorietà nella situazione esistente sono stati in qualche modo avvertiti. Ma il problema è ben più di fondo consiste nel fatto che la attuale concezione e sistema della leva obbligatoria appaiono ormai sempre più discutibili rispetto alla realtà della crescita civile, culturale dei giovani e del paese, rispetto a più ampi significati che il compito della difesa della nazione è venuto assumendo e infine rispetto alle stesse oggettive esigenze di una moderna, efficiente difesa militare.
Vorrei partire proprio da quest’ultimo aspetto che chiama in causa grandi questioni di principio e problemi di strategie militari in relazione alle ineludibili esigenze di sicurezza nel quadro degli impegni internazionali dell’Italia.
Bisogna intanto ricordare che la difesa della patria è, per disposto costituzionale, un valore in sé. Se l’Italia, nel quadro di quella direttiva costituzionale vincolante e permanente che ripudia la guerra quale strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e quale mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, venisse a trovarsi nella necessità di difendersi, il compito della difesa apparterrebbe a tutti i cittadini.
Ma su quale tipo di struttura militare deve basarsi una difesa efficace? È questa la questione centrale. Una moderna difesa ha un suo cardine nella disponibilità e uso di armamenti e di tecnologie sofisticate che richiedono alti livelli di specializzazione e quindi metodi radicalmente nuovi di selezione e addestramento professionale. L’epicentro si è sempre più spostato dalla massa alla qualità. Di conseguenza il tradizionale soldato di leva risulta oggi, in larga misura, oggettivamente tagliato fuori da qualsiasi effettiva funzione. In una organizzazione militare moderna si va esaurendo il suo ruolo: o resta emarginato in caserma o al più viene relegato, con sperpero di risorse umane, in marginali servizi forse altrimenti organizzabili.
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Ugo Pecchioli
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