Mosaico di pace, n. 11 dicembre 2002
A confronto tre voci importanti della storia dell’obiezione di coscienza nel nostro Paese: Mao Valpiana, Direttore di “Azione nonviolenta” (rivista mensile
del Movimento Nonviolento), Giancarla Codrignani, Presidente della Lega Obiettori di Coscienza, Massimo Paolicelli, Presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti.
L’obiezione di coscienza al servizio militare, quale diritto riconosciuto dalla legge, compie 30 anni. Quale giudizio si può dare su questa trentennale storia?
VALPIANA: Il servizio civile in Italia è stato un fenomeno sociale importante, che ha coinvolto decine di migliaia di giovani e moltissimi enti pubblici o privati. Alcune realtà, senza l’apporto degli obiettori in servizio non si sarebbero nemmeno sviluppate, e molti giovani durante i mesi di servizio hanno anche avuto l’opportunità di maturare scelte di vita. Se però guardiamo la cosa dal punto di vista politico e delle aspettative che il movimento dell’obiezione di coscienza aveva
all’inizio degli anni ‘70, il bilancio è negativo. Il movimento degli obiettori doveva essere una forza di contestazione diretta dell’apparato bellico, doveva essere un
soggetto politico di trasformazione della difesa armata in difesa nonviolenta; ma così, evidentemente, non è stato.
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a cura di Francesca Cosentino
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