L’obiezione di coscienza per una cultura di pace

Servizio Civile, n. 5 settembre-ottobre 1985, pagine 9-10

Un terreno sul quale l’umanità (e la società italiana in particolare) hanno camminato in questi anni è il terreno di una progressiva sensibilizzazione al valore dei diritti umani e, in particolare, al valore della coscienza. Per il cristiano impegnarsi su quel terreno è perfettamente congeniale alla sua scelta di fede, poiché il messaggio evangelico è centrato sul valore dell’uomo e sulla essenzialità della coscienza. Impegnarsi su quel terreno significa anche cogliere dei valori di «comune umanità» sulla cui lunghezza d’onda può realizzarsi una sintonizzazione e una convergenza con uomini delle più diverse provenienze ideologiche.
In tale prospettiva vorrei qui sottolineare l’importanza dell’obiezione di coscienza al servizio militare, come via per contribuire ad una cultura di pace e come
spazio nel quale può realizzarsi – nella coerente testimonianza di autentici valori evangelici, pur non condivisi come tali da altri – un’ampia convergenza di impegno con uomini di altre fedi e con uomini non credenti.
Negli atti preparatori del Convegno ho trovato un accenno all’obiezione di coscienza al servizio militare solo in funzione del volontariato internazionale. Credo, invece, che occorra fermarsi sull’obiezione di coscienza come valore in sé. Cioè fare un passo indietro e domandarsi quale posto abbia l’obiezione di coscienza nel pensiero e nella prassi pastorale della Chiesa italiana oggi.

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Rodolfo Venditti

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