La Stampa, martedì 11 gennaio 1983, pagine 1-2
Se non tutti, tanti nodi grandi e piccoli vengono al pettine. Il pettine è, da più di un quarto di secolo, la Corte Costituzionale. E tra i nodi da sciogliere c’è la legge 15 dicembre 1972. n. 772, sulla obiezione di coscienza e, più ancora che la legge in sé, la distorta applicazione che ne vien fatta. Oggi la Corte deve discutere alcune questioni di legittimità costituzionale in ordine a detta legge, e in particolare la questione sulla natura del termine di sei mesi (dalla presentazione della domanda dell’obiettore) entro il quale il ministero per la Difesa è chiamato a decidere.
In pratica, è accertato e accade su larga scala che, scaduti i sei illesi, moltissimi giovani siano costretti ad attendere ancora mesi e anni prima che intervenga una decisione ministeriale. Un ritardo scandaloso, che al di là della inefficienza dell’apparato amministrativo, sembra accreditare il sospetto di un programmato malizioso sabotaggio della legge. Non lo dicono soltanto giovani delusi e feriti nelle loro aspettative, ma professori di diritto (Rinaldo Bertolino e Carlo Federico Grosso), e uno dei nostri migliori magistrati, Rodolfo Venditti, autore di un bellissimo libro sull’obiezione di coscienza (ed. Giuffré, 1981).
Per gli aspiranti al servizio civile, alternativo a quello militare, è un’attesa logorante e mortificante, che preclude la possibilità di un fruttuoso impiego di energie giovanili e, col suo protrarsi, li pone in una situazione di inammissibile e iniqua diseguaglianza rispetto a chi presta il servizio armato.
[…]
A. Galante Garrone
Continua a leggere l’articolo in PDF: La Stampa 11-01-1983
