L’antimilitarismo degli obiettori e quello del “Manifesto”

Azione Nonviolenta, n. 5-6 maggio-giugno 1972, pagine 14-15

Il quotidiano « Il Manifesto » del 16 maggio ha pubblicato un articolo a cura del Comitato Militare Comunista (Manifesto) intitolato « Non in prigione ma in caserma», di critica della posizione antimilitarista degli obiettori di coscienza e dei pacifisti. Il M.A.I. di Torino ha risposto il 22 maggio al Manifesto con una lunga lettera, che riportiamo leggermente abbreviata.
« l) I «preti sociali» ed opportunisti saranno sempre disposti a sognare il socialismo di domani, noi che non rientriamo né nell’una né nell’altra categoria non siamo viceversa mai disposti a sognare nessun socialismo di domani, ma siamo talmente preoccupati di concretezza che abbiamo scelto la nonviolenza proprio perché lo fa presente al nostro oggi, impegnandoci ad agire secondo gli autentici valori sociali che sono il totale rispetto dell’uomo, la verità e l’amore. Noi infatti abbiamo del socialismo una visione esigente e rigorosa, che non si accontenta del cambiamento delle strutture, ma vuole anche un cambiamento sul piano etico e morale (e non fa discendere questo da quello meccanicamente).

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