La Repubblica, venerdì 23 dicembre 1988, pagina 9
ROMA-Meno naia, meno noia? Vediamo di capire che cosa ne pensano il sergente Rossi e il maresciallo Bianchi, abituati a dare ordini e a prenderli, avvezzi al comando e alla disciplina, professionisti della vita militare ventiquattr’ore su ventiquattro. Iniziamo dalla fine: come il Pci, i partiti e l’opinione pubblica, anche i militari sono divisi sulla riduzione del periodo di leva, sul servizio civile, sulla difesa del paese affidata ad un esercito di professionisti. Quelli informati sono pochi, si e no hanno letto le notizie sui giornali, la maggioranza non conosce bene le proposte fatte.
Ecco dunque il risultato di un rapido «sondaggio» tra gli addetti ai lavori.
Ore 12, ingresso della caserma «Macao», viale Castro Pretorio, vicino alla «casbah» della stazione Termini della capitale. Alla «Macao» sono in forza duemila tra soldati e graduati dell’Esercito con funzioni di servizio per il ministero della Difesa. Appena entro l’ufficiale di picchetto, un giovane sottotenente, mi ferma: «Scusi dove va?». La spiegazione non convince l’ufficiale che cortesemente, ma senza mezzi termini, aggiunge: «Qui non si può entrare». E cosi, davanti all’ingresso della Macao, via con le interviste volanti, naturalmente anonime: ancora oggi i militari non possono rilasciare dichiarazioni, dire apertamente e pubblicamente la loro opinione.
Il primo, un sergente maggiore, è l’opposto del militarista. «la naia va ridotta ai minimi termini. Non ti insegna nulla e non ti aiuta a formare una personalità». Quattordici anni di militare, un milione e 450 mila lire di stipendio, questo sergente ormai è un «signornò». «Mi avevano fatto credere nella carriera, che avrei vissuto in una grande famiglia, invece è tutto il contrario. Io sono diplomato, ma se domani esco dalla caserma, se voglio lasciare, che faccio? Forse sarebbe meglio un esercito professionale.
(…)
Guglielmo Pepe
Continua a legge l’articolo in PDF: La Repubblica 23-12-1988
