«La legge è boicottata»: don Cavagna annuncia un digiuno ad oltranza

L’Unità, 6 giugno 1991

 

ROMA. Il digiuno a oltranza, fatte salve la vita e la salute, è stato annunciato ieri in una conferenza stampa da don Angelo Cavagna, padre dehoniano esponente della nonviolenza e del servizio civile in Italia, per spingere il Parlamento ad approvare la riforma della legge sull’ obiezione di coscienza. L’esempio sarà seguito a staffetta da obiettori e volontari in tutto il paese. Resistenze e blocchi – ha detto padre Cavagna – rendono difficile il cammino parlamentare della legge e minacciano di comprometterne l’esito•. È, invece, necessario concludere per non rinviare alla prossima legislatura la nuova normativa che deve adeguare il servizio civile e l’obiezione di coscienza alle sentenze della Corte costituzionale.

L’alta Corte e il Consiglio di Stato hanno riconosciuto, con diverse sentenze, la pari dignità e la pari durata del servizio civile e di quello militare. La nuova legge che riconosce l’obiezione come diritto, istituisce il servizio civile e lo smilitarizza, è necessaria, secondo padre Cavagna, anche per mettere fine alla gestione e agli ostacoli frapposti dal ministero della Difesa. Una gestione che tende a fare degli obiettori una copia dei soldati di leva. Contro l’obbligo delle «casermette» e cioè: di risiedere e mangiare all’interno delle strutture dell’ente, al di là delle esigenze di servizio; contro la nuova ondata di precettazioni d’autorità presso servizi dequalificati e inadeguati rispetto alle scelte dell’obiettore e contro il ritardo nell’approvazione della legge si è espressa anche la Lega obiettori di coscienza. La Lega, solidale con Cavagna, ha lanciato una campagna di disobbedienza civile. Una forma di lotta – ha ricordato Massimo Paolicelli del coordinamento nazionale Loc – vicina alla nostra esperienza. Questi i gesti di disobbedienza annunciati: l’autodenuncia di chi non intende usufruire di vitto e alloggio presso l’ente dove presta servizio civile; l’autodistacco degli obiettori precettati d’ufficio presso servizi inadeguati alle loro scelte; l’autocongedo al dodicesimo mese nel caso in cui la riforma dovesse prevedere un periodo superiore a quello previsto per i militari.

L.D.M.

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