Mosaico di pace, n. 1 gennaio 1995
Sulla via ferrata «Bolver Lugli» di Cimon della Pala, nei pressi di S. Martino di Castrozza (Tn), mercoledì 3 agosto 1994, Silverio Capuzzo stava compiendo la scalata assieme ad altri tre amici. Ad un certo momento egli decide di salire «in libera», da solo, con quel coraggio, con quella determinazione e quell’inevitabile spregiudicatezza che sempre hanno caratterizzato scelte grandi e piccole della sua vita. Un errore, un’imprudenza o la sfortuna di uno sperone di roccia che ha ceduto: nessuno lo saprà mai. Al di là di un costone che lo nascondeva ai compagni Silverio è volato per oltre 50 metri in un canalone roccioso.
Quando si scriverà in modo esauriente la storia dell’obiezione di coscienza in Italia, il nome di Silverio Capuzzo apparirà con frequenza negli anni ’80. La sentenza emessa dalla Corte d’Appello del tribunale di Venezia il 6 ottobre 1988 a conclusione del processo che lo riguardava rimane una pietra miliare. Il 19 luglio 1989 infatti, la Corte Costituzionale, esaminando tale sentenza, sancisce il principio della parità di durata del servizio civile rispetto al servizio militare.
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Bernardino Mason
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