Ispezioni sospese? Impossibile

Avvenire, martedì 18 novembre 1986, pagina 4

 

Roma. Il ministero della Difesa smentisce il suo ministro sugli obiettori: la circolare di giugno ha mantenuto fino ad oggi il suo valore giuridico. La conferma, in netto contrasto con il comunicato di Spadolini di sabato sera, viene dal responsabile di Palazzo Baracchini per il servizio di leva, Franco Faina, che ieri ha dichiarato ad Avvenire non solo di non essere al corrente della sospensione della circolare – («l’ho appreso solo oggi») – ma, cosa ancor più rilevante, di ritenere giuridicamente inattuabile un atto del genere. Ieri, comunque, su direttiva telefonica dello stesso Spadolini, Faina ha dato ordine urgente di sospendere le ispezioni alla Caritas.

E’ questa del direttore generale di Levadife la bordata sen’altro più imbarazzante piovuta sulla «precisazione» del ministro della Difesa. Che, in più, conferma le altre critiche provenienti dalla Caritas sul medesimo comunicato di Spadolini. Il direttore dell’organismo ecclesiale, monsignor Giuseppe Pasini, di quel documento dà un’interpretazione ben precisa: «Sostenere quelle cose – ci ha dichiarato ieri – significa sviare l’opinione pubblica».

Secondo Pasini, infatti, «il ministro o non è informato, o è fuori strada», perché è proprio sulla base di quella circolare che si è mosso il ministero negli ultimi mesi, fino alle ispezioni dei giorni scorsi. E la Caritas diocesana di Udine, in un comunicato, documenta: «Quanto apparso sui giornali come comunicato del ministero della Difesa non corrisponde al vero. Secondo queste notizie il ministero afferma che la circolare del giugno scorso, che suscitò diverse polemiche durante l’estate, è sospesa a partire dal 17 settembre: invece alla Caritas è giunta una lettera del distretto militare di Udine, datata 25 settembre. con la quale si minacciava l’ente di non corrispondere più le spettanze per gli obiettori se non si fosse adeguato alle disposizioni contenute nella circolare».

La stessa Arci, tirata in ballo da Spadolini nel suo comunicato come destinataria di ispezioni analoghe a quelle compiute alla Caritas (ma eseguite una ventina di giorni fa), conferma tramite il responsabile degli obiettori di coscienza, Licio Palazzini, che gli ispettori hanno fatto riferimento «alla circolare nel suo merito, anche se non l’hanno mai esplicitamente menzionata».

Del resto, potrebbe essere stato altrimenti? «La circolare – afferma Faina – non è altro che un’applicazione della legge di contabilità generale dello Stato e della legge 772. Per quanto mi riguarda, certe parti, visto che lo ha dichiarato il ministro (ed il ministro è il capo dell’amministrazione), le possiamo sospendere finché il Parlamento non avrà trattato eventuali modifiche. Ma una parte non è che un’applicazione delle norme sulla contabilità generale dello Stato. Non la può sospendere nessuno. Deve fare un’altra legge il Parlamento».

Il ministro, prosegue Faina, ha detto adesso che l’adozione della circolare viene sospesa: «Io ricordo le parole chiare che il ministro ha pronunciato il 17 settembre alla Camera, dicendo che rimetteva la circolare al Parlamento. Nessuno mi ha detto di sospenderla: né il ministro, né il sottosegretario (Olcese, il quale, secondo il comunicato di Spadolini, «è titolare della delega in materia»: n.d.r.). E poi c’è un altro fatto: la responsabilità degli uffici pagatori dei distretti, e quella mia di funzionario. I politici fanno bene perché hanno l’immunità parlamentare, ma io come funzionario non posso dare un ordine illegittimo. Se un ordine del ministro è illegittimo, gli ufficiali pagatori del distretto possono anche disubbidire, altrimenti ci rimettono di tasca loro. Perché loro hanno le ispezioni di cassa, e se lì qualcosa non quadra, entra di mezzo la procura della Corte dei Conti. che prima o poi finirà con l’entrarci, ed allora nei guai ci saranno parecchie persone».

Insomma, prosegue Faina, «non è questione di ministro o non ministro. Ci sono certe leggi che sono quelle che sono». La circolare, dunque, non poteva essere sospesa? «No – ripete ancora il direttore generale di Levadife -. Infatti io non l’ho proposto al ministro. Lui lo ha detto in Parlamento, però non ha detto che era sospesa, ma solo che era rimessa al Parlamento». Un discorso, in altre parole, «politico, perché sul piano tecnico io non mi sono mai sognato di dirlo».

Faina, in ogni caso, tende a sdrammatizzare la situazione che si è venuta a creare in questi ultimi giorni. Le ispezioni, sostiene, sono di ordinaria amministrazione; ed anche quelle alla Caritas rientrano nella routine «solo che la Caritas fa notizia, perché è un Ente molto grande e assorbe grosso modo il 30 per cento degli obiettori». E a ribadire questo concetto, dà notizia che entro questa sera dovrà esibire al ministro una relazione su tutte le ispezioni eseguite nel 1986, comprese quelle effettuate nei sei mesi precedenti l’uscita della circolare.

Chiarimenti il direttore generale li dà anche su altri aspetti discutibili della vicenda di questi giorni. Delle ispezioni negli uffici del Vicariato di Roma (che godono dei diritti di extraterritorialità) «s’è fatto un polverone enorme, ma non avevamo nessuna intenzione persecutoria. Sono andati due miei ufficiali in borghese ed il mio vicedirettore con il capo di divisione, per chiedere gentilmente i registri. Volevano sapere i punti di impiego degli obiettori. Ma la Caritas – insiste – fa notizia».

Circa la lettera inviata a giugno a Spadolini dal presidente della Caritas, monsignor Mario Castellano, Faina afferma di esserne a conoscenza: «Il 15 ottobre ho inviato la bozza di risposta al segretario particolare del ministro, come mi era stato richiesto il 19 settembre. Io il mio dovere l’ho fatto, non so che cosa· possa essere avvenuto. Probabilmente non è stata una cattiveria: Spadolini ci tiene tantissimo ai rapporti con il clero».

Anche per Faina, comunque, diverse cose della legge vanno riviste, anche se non si può sottovalutare il fatto «che i primi a rispettare gli obiettori veraci simo noi». Non ci sarebbe, insomma, nessuna «persecuzione» degli obiettori in quanto tali, ma di chi in qualche modo «ci marcia»: «Io non parlo della Caritas, parlo dell’insieme di 1500 Enti.

E ci sono già stati dei casi denunciati alla magistratura».

Su alcuni punti in particolare, poi, Faina dichiara di essersi impegnato a «portare delle modifiche»: e fa riferimento a «l’unico punto su cui gli enti hanno ragione», cioè l’avere demandato agli stessi enti della «prima vestizione» degli obiettori: «Come noi vestiamo il soldato nel giro di 34 giorni, così dobbiamo vestire anche gli obiettori».

 

Salvatore Mazza e Antonio Maria Mira

 

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