Il movimento che non c’è

Mosaico di pace, n. 11 dicembre 2002

La storia dell’obiezione e degli obiettori di coscienza non comincia solo nel secondo dopoguerra, anche se per l’Italia quello è il periodo più significativo. In particolare, dopo il primo e più impegnativo periodo iniziato da Pietro Pinna, è utile riflettere su quanto è avvenuto negli ultimi trent’anni, dopo l’approvazione della legge 772, quando si è registrata man mano una crescita che complessivamente ha toccato all’incirca un milione di giovani i quali hanno scelto, in momenti
diversi e con modalità e motivazioni differenziate, di fare obiezione e di compiere un servizio civile alternativo a quello militare.
Ho cominciato a occuparmi di questi problemi nei miei anni giovanili, insieme a un gruppo, al quale sono sempre rimasto legato, che operava a Torino sin dalla seconda metà degli anni ‘60. Tra gli altri, ne facevano parte Beppe Marasso, Domenico Sereno Regis, Pier Carlo Racca, che avevano costituito il MAI (Movimento
Antimilitarista Internazionale), dal quale nacque in seguito l’attuale sezione del MIR-Movimento Nonviolento del Piemonte-Valle d’Aosta.
Alcuni di noi furono arrestati nella piazza centrale della città, il 4 novembre 1971, per aver contestato l’alzabandiera in occasione della fatidica festa che ricorda la fine della prima grande carneficina mondiale. Ne seguì un lungo processo terminato alle soglie del decennio successivo che, dopo una prima condanna e una successiva assoluzione, giunse in Cassazione, ma fu infine coperto da un’amnistia.

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Nanni Salio

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