Il legislatore e l’obiezione di coscienza

Azione Nonviolenta, n. 2-3 febbraio-marzo 1970, pagina 2

Nel suo volume Golia, Marcia del fascismo, pubblicato negli Stati Uniti nel ’37-’38 ed una cui traduzione apparve in Italia nel 1946, G.A. Borgese parla dei « neri»: che non sono gli aderenti ad un partito politico determinato, ma quelli che desiderano «umiliare l’idealismo e la speranza, provare a loro stessi che la storia è, e sarà sempre, sangue e ferro».
Sono una razza eterna; hanno potuto amare il fascismo, detestare volta a volta Bissolati, Salvemini, Calamandrei, Parri, Capitini, Danilo Dolci, ma detestano egualmente don Zeno Saltini; e se fosse sorto un dittatore puro, povero un Cincinnato, che dividesse il suo pane con il popolo, lo avrebbero aborrito del pari.
Credo che gli avversari alla obiezione di coscienza siano tutti tra i «neri»; li offenda profondamente l’esistenza di uomini che aborrono dalla violenza, cui
il sangue fa orrore. E che non vada avanti la legge sulla obiezione di coscienza mi turba, perché mostra quanto siano sempre potenti i «neri», come
persone dei più vari schieramenti abbiano la preoccupazione di non sconfessare.

A. C. Jemolo

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