Azione Nonviolenta, n. 10-11-12 ottobre-novembre-dicembre 1965, pagine 10-11
Può il cristiano accettare e preparare la guerra? L’insegnamento di Gesù faceva posto alla «difesa » personale o collettiva?
Questo problema torna oggi ad essere dibattuto dai cristiani con un grande fervore. E quale che possa essere la propria convinzione religiosa, risulta a tutti evidente che negli appassionati e amari accenti e rimproveri dei cristiani, sono i segni di un tempo che giudica severamente e distingue ormai chi si farà trascinare dalla guerra, chi la desidera e chi la rifiuterà per unità amore verso tutti gli esseri umani , nessuno escluso.
Riceviamo frequenti scritti con questi pensieri. Pubblichiamo questo di Fabrizio Fabbrini, aviere di governo leva presso il Quartier generale della 2a Regione aerea (Caserma Montezemolo) per la chiarezza del pensiero sul problema della difesa e per il valore della «testimonianza».
Molti cristiani credono che le parole di Cristo sull’amore ai nemici valgano soltanto per un mondo ideale, perfetto, e siano irrealizzabili su questa terra finché c’è il
peccato. Invece Cristo le disse proprio per il nostro mondo di peccatori: «non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori» (Matteo, 9, 13; Marco, 2, 17; Luca, 5, 32). Occorre dunque dare credito alle Sue parole.
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Fabrizio Fabbrini
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