Il Concilio Vaticano II e l’obiezione di coscienza

Servizio Civile, n. 2 aprile 1983, pagine 20-21

“Non è sufficiente parlare di pace e invocarla perché essa sia assicurata, e non basta deplorare i pericoli o condannare i fautori di guerre per allontanarne lo spettro” (Card. A. Casaroli). La possibilità della pace esige studio e impegno per porre le condizioni (obiettivi, strumenti, vie storiche percorribili, gradualità insieme e radicalismo…) della realizzabilità di tale possibilità.
L’annuncio evangelico attualizzato nel tempo dalla funzione missionaria della comunità ecclesiale, con la voce dei Pastori, segue una pista realistica.
Una parte cospicua di tale magistero s’incentra sul Concilio.
I precedenti più considerevoli dei testi conciliari, risalgono (oltre la tradizionale valutazione negativa della coscrizione militare obbligatoria da parte del pensiero cattolico nel 1800) al Papato di Benedetto XV.
Con lettera del Card. Gasparri, indirizzata al Primo Ministro Britannico, il 28-9-1917, il Pontefice faceva definire «causa di gravi mali» la coscrizione
obbligatoria e invocava il ritorno al servizio volontario.
Durante il periodo pre-conciliare, deplorazioni analoghe venivano svolte da Pio XlI, di cui restano decisive sull’argomento, alcune tappe del Suo Magistero negli anni ’50.
La guerra difensiva, il conflitto bellico e atomico, la partecipazione di popoli ed individui, il ruolo della Chiesa, i riflessi soggettivi e di coscienza, furono trattati francamente.
Nel Radiomessaggio Natalizio 1956, viceversa prevale un orientamento preclusivo (sull’ammissione del rifiuto di obbedienza, previo appello alla coscienza) e viene ribadita la “legittimità” del servizio militare nelle condizioni attuali dei rapporti internazionali.
Precursore della dichiarazione Conciliare, risulta l’appello all’ONU di Paolo VI nell’ottobre 1965, allocuzione nello stesso tempo profetica e realistica.

[…]

Giorgio Bellieni

Continua a leggere l’articolo in PDF: Servizio Civile 2-1983