Rivista militare, gennaio-febbraio 2000
La pace è la regola finale e suprema della vita sociale: pax est servanda, bisogna conservare la pace. E’ l’eredità di Cristo ai suoi figli: vi lascio la pace vi do la mia pace (cfr. Gv 14,27).
Un primo interrogativo al quale rispondere in modo risolutivo è se esista una guerra giusta. Secondo alcuni le guerre difensive sono sempre giuste e vige in questo caso il principio romano vi vim repellere licet, è lecito respingere la violenza con la violenza.
La guerra giusta, così come concepita dalla tradizione teologica cattolica, è un atto esecutivo di giustizia penale internazionale. Come esiste una giustizia penale all’interno dei singoli stati, così esiste una giustizia penale all’interno della società internazionale. E’ la ragione della recente volontà delle nazioni di costituire un tribunale penale internazionale.
La legge di solidarietà, che è la legge intrinseca di ogni gruppo sociale minore, è pure la legge intrinseca fondamentale del gruppo internazionale degli Stati.
Quando uno Stato vìola una norma internazionale, questa violazione non va considerata esclusiva dello Stato danneggiato, ma come lesione dell’intera società internazionale.
La pace è sempre un bene da mantenere; anche se non è una pace perfetta sotto tutti gli aspetti, è un bene comune di tutti i popoli e tutti i popoli sono moralmente tenuti a rispettarlo.
La pace va mantenuta non solo non commettendo aggressioni che la spezzino, ma anche non suscitando nell’animo dei cittadini quella psicologia violenta che è sempre l’atto introduttivo dell’aggressione. E’ il problema tanto attuale di una cultura di pace che spesso è identificata in modo molto riduttivo con una politica di disarmo o con manifestazioni volitive che invocano, ma non creano la pace.
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di Rocco Panunzi* e Stefano Mareggini**
* Brigadier Generale, Comandante del Raggruppamento Artiglieria di FOTER
** Cappellano in servizio presso il Raggruppamento Artiglieria di FOTER
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