Servizio Civile, n. 5 settembre-ottobre 1985, pagine 6-10
Nel presentarmi, il prof. Rodolfo Venditti ha ricordato gli anni in cui si svolse il processo contro di me, imputato per aver difeso l’obiezione di coscienza. Per la precisione era il 1963. In prima istanza ero stato assolto. In seconda istanza le cose andarono male: fui condannato a 8 mesi con la condizionale. La Cassazione
confermò. Quando il Pubblico Ministero, in Corte d’Appello, pronunciò la sua requisitoria, per dimostrare che io avevo mentito sapendo di mentire citava testi di teologia e articoli de «L’Osservatore Romano», testi e articoli che dal punto di vista quantitativo rappresentavano, non c’è dubbio, l’opinione dominante del mondo
cattolico che era di contrapposizione ostile all’o.d.c. Per il Pubblico Ministero io non potevo non esserne a conoscenza per cui mi accusò di aver spacciato per opinioni della chiesa opinioni che erano soltanto mie.
Malgrado alcune prese di posizione nei miei confronti, il mondo cattolico in genere stette fermo, nonostante fossimo nel 1963, anno della Pacem in terris. Promulgata con grande solennità da Papa Giovanni, l’enciclica però non aveva scalfito l’opinio communis della Chiesa.
Due anni addietro, il sindaco di Firenze, La Pira, uomo evangelico che molto ha fatto per la pace, aveva osato proiettare in forma privata un film che esaltava l’obiezione di coscienza (Tu non uccidere, di Autant Lara). Per questo fu denunciato e fu istruito un grosso processo a suo carico. Andreotti, allora ministro, gli scrisse una severa lettera in cui gli rimproverava di seminare confusione in Italia con il pretesto del Vangelo. In istruttoria La Pira fu prosciolto.
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Ernesto Balducci
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