L’Unità, domenica 11 settembre 2005, pagina 3
«Penso a sei mesi di servizio civile obbligatorio». Romano Prodi affaccia l’ipotesi timidamente, precisando che nulla di simile è ancora nell’agenda dell’Unione. E, per sondare il terreno, sceglie la platea cattolica delle Acli, riunite ad Orvieto in un congresso sulla biopolitica: «Chiedo a voi un consiglio, per vedere insieme se questa può diventare una proposta concreta». La risposta è fin troppo entusiasta ed è tutta nel plauso del presidente delle Acli Luigi Bobba, convinto che occorra creare un «vincolo di cittadinanza» tra i giovani, smarriti dopo il “pensionamento” della leva obbligatoria che ha trascinato con sé anche l’obiezione di coscienza e quindi l’impegno di tanti ragazzi nel servizio civile. Il Professore sa di addentrarsi in un terreno scivoloso, di azzardare un’ipotesi impopolare dopo anni e anni di battaglie per sbarazzarsi della “naja” obbligatoria. Ed è lui stesso a citare l’ammonimento di un «giovane prete impegnato nel sociale»: «Fantastica idea per perdere le elezioni». E però Prodi, che non vuole perdere affatto, non rinuncia a lanciare il sasso nello stagno, convinto com’è che servano misure per ricreare uno «spirito di cittadinanza», e dare un seguito ai «tanti discorsi che si fanno sul disimpegno dei giovani». E accenna anche ad una ricetta: «Reintrodurre il servizio civile obbligatorio di sei mesi, magari di due mesi per ogni estate». «Altrimenti – conclude – ci ritroviamo con lo stesso paesaggio di oggi». Già, ma qual è il “paesaggio” cui allude il Professore? Dopo l’entrata in vigore della legge 226 del 2004 che ha disposto la fine dell’obbligo di leva, il panorama dell’impegno sociale negli enti sul territorio nazionale è radicalmente mutato. Se prima il servizio civile era “imposto” a tutti i maschi non riformati che rinunciavano alla leva, con la conseguenza che le associazioni potevano contare su un consistente impiego di forze (fino a 100mila l’anno), ora il bacino di utenza si è notevolmente ristretto. E non sempre per mancanza di volontà. Al servizio civile volontario (retribuito con 433 euro nette al mese) ora accedono per selezione sia i ragazzi che le ragazze tra 18 e 28 anni in possesso di determinati requisiti. Nell’ultimo bando sono circa 37mila i posti messi a disposizione. Ad accusare il colpo, in realtà, sono soprattutto le associazioni, chiamate a superare l’esame da parte dell’“Ufficio nazionale per il servizio civile”: chi vuole utilizzare i volontari deve possedere particolari “credenziali”. Tutto questo a discapito di molte piccole associazioni, cui prima venivano destinati gli obiettori, e che oggi, invece, vengono giudicate inidonee per carenza di strutture. Chissà che Prodi, oltre a preoccuparsi del disimpegno dei giovani ragazzi, non abbia voluto raccogliere il grido di allarme anche di questi enti.
al. ant.
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