La Stampa, domenica 17 settembre 1989, pagina 3
ROMA. La commissione Difesa ‘ del Senato ha all’esame il disegno di legge del comunista Ugo Pecchioli che vuol ridurre a sei mesi il servizio di leva. La proposta ha già aperto un dibattito accesissimo. Ogni anno 148 mila giovani sono chiamati alle armi e la «leva dimezzata» esercita «fascino e suggestione». I partiti della maggioranza, registrata l’opposizione dei comandi militari, tentano una mediazione con nuove proposte, a cominciare dal presidente della commissione, il dc Delio Giacometti, che prevede di ridurre a nove o dieci mesi il periodo di tempo necessario «a imparare a difendere la pace». Ma il senatore dc Umberto Cappuzzo, ex capo di Stato Maggiore dell’esercito, è di parere opposto. «I dodici mesi non si toccano: non possiamo sconvolgere gli impegni internazionali senza una ristrutturazione europea della Difesa». Sul servizio militare ridotto è dunque la fine delle illusioni? Cappuzzo è categorico: «E’ assurdo ipotizzare oggi la leva inferiore ai dodici mesi. Non è un provvedimento tecnico, non si sta discutendo di aumentare il prezzo della benzina o dei superalcolici».
Il pci propone sei mesi, i partiti della maggioranza sembrano orientati ad una mediazione: nove, dieci mesi. Che cosa ne pensa?
Non ci possono essere mediazioni. La sicurezza del Paese non può essere né delegata, né contrattata da un partito. Si è impostato un tema politico di grande importanza ma lo si riduce, appunto, a un provvedimento tecnico di un partito piuttosto che di un altro.
Che cosa propone?
Una revisione globale che chiami in causa la strategia, le alleanze, le connessioni europee. Tutto può essere studiato e rivisto ma, certamente, non nel prossimo anno. Possiamo ‘prepararci al nuovo secolo.
Non pensa di deludere decine di migliaia di giovani?
Parlare di sei mesi o di nove senza rivedere il tema nel suo insieme e nelle connessioni internazionali può essere dettato soltanto da motivi di carattere elettorale per riscuotere successo a buon mercato.
E allora?
I presupposti della nostra strategia sono la prontezza dell’impiego e la risposta flessibile: realizzabili solo disponendo di forze di pronto impiego.
Non possono essere messi in discussione questi cardini?
Soltanto mettendo a punto una serie di studi a livello di alleanza. La riduzione non può essere unilaterale.
Non è possibile cambiare le regole del gioco?
Provocheremmo un ulteriore sbilanciamento. Metteremmo in discussione i risultati internazionali, che si basano anche sulla prontezza operativa. Se la sconvolgiamo, non giova al negoziato: una mossa unilaterale sarebbe una mossa falsa. Se il tema sicurezza dovesse essere rivisto dall’intera Europa potrebbe rappresentare un passo intelligente.
L’Europa portatrice di una nuova strategia?
In una seconda fase, sul tavolo del negoziato, con un’Europa che ponesse, accanto alle forze da diminuire e alle dottrine da definire, il tema della prontezza operativa tra gli elementi sul tappeto con una diversa visione, allora si potrebbe introdurre la revisione dei tempi.
Ma se ci si arrivasse immediatamente, che cosa accadrebbe?
Si passerebbe da forze di pronto intervento a forze di mobilitazione. La strategia non sarebbe più quella della difesa avanzata, che esige forze pronte fin dal primo istante. I tempi della mobilitazione sconvolgerebbero il principio dell’impiego immediato.
Il tema sarà studiato a livello europeo: che cosa c’è al primo punto?
La sicurezza va unificata. Non sarebbe ammissibile un’Europa a diverse velocità. Forze a sei mesi, forze a dodici, forze volontarie… è impensabile.
Quale esercito allora?
Ho sempre ammesso la possibilità della riduzione della ferma, ma con una struttura militare diversa: “l’esercito milizia”. Con una reimpostazione della Difesa, completamente nuova e diversa. Occorrono tempi lunghi. C’è chi propone un esercito sempre più di professionisti. Non sono d’accordo. Tra carabinieri, Finanza, polizia di Stato, e agenti di custodia non si possono aggiungere altre componenti volontarie.
E allora?
Qui non si possono mercanteggiare sei o dieci mesi: se qualcosa si vuol fare, va reinventato il sistema di difesa. I giovani non possono essere illusi con sconti e semafori verdi dall’oggi al domani.
Francesco Santini
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