Giornalisti e obiettori

L’Avvenire d’Italia, martedì 5 febbraio 1963, pagina 3

Padre David Maria Turoldo ci scrive questa lunga lettera (era anzi ancora più lunga), nella quale, pur nell’ambito di un generale e cordiale apprezzamento per il nostro lavoro, esprime alcune riserve e critiche per talune posizioni da noi prese in questi ultimi tempi in sede politica. Queste posizioni noi le abbiamo prese meditatamente, e le loro ragioni abbiamo sempre espresso nel momento stesso in cui le prendevamo; sicché non è indispensabile ora riproporle, in seguito al giudizio avanzato qui da Padre Turoldo. Ma poiché la parte centrale di questa lettera si riferisce al tema delicato e controverso dell’«obiezione di coscienza», e vengono rivolte esplicite domande al nostro collaboratore Filippo Franceschi, riapriamo volentieri il discorso su questo tema, e pubblicheremo domani la risposta dell’interpellato. E intanto ringraziamo Padre Turoldo e mons. Franceschi per la loro simpatia per il giornale e per la loro preziosa e stimolante collaborazione ad esso.

Caro Direttore,
mi permetta di scrivere a Lei direttamente. Primo: perché amavo dirle pubblicamente un grazie per il modo con cui ella porta avanti il suo «mestiere»; per lo stile e l’equilibrio e la tempestività degli interventi; e per la serenità delle pagine del suo giornale, soprattutto degli articoli di fondo; anche se non sempre e su tutto mi persuade: ma questo è naturale ed è giusto che sia così. Per esempio, non mi persuadeva del tutto l’atteggiamento di difesa nei confronti della polemica intercorsa tra D.C. e P.S.I. in quest’ultimo periodo di reale, per quanto contenuto, conflitto – non ideologico, ché su ciò non v’è dubbio che apparteniamo a mondi diversi, – ma programmatico, strettamente politico.

[…]

P. David M. Turoldo

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