Dura condanna a Fabrizio Fabbrini

Azione Nonviolenta, n. 2-3 febbraio-marzo 1966, pagine 4-8

Un anno e otto mesi di prigione! Questo il prezzo che Fabrizio Fabbrini, per essersi dichiarato fedele all’ideale primo e supremo dell’uomo, la fratellanza universale, ha dovuto pagare, cristiano nell’anno duemila, al mondo fariseo di oggi. Fariseismo alla lettera. «Non Le pare, Fabbrini, di nominare un po’ troppo il nome di Dio?» si alza all’improvviso a chiedere, geloso, il Pubblico Accusatore. Un mondo fariseo che ha voluto compiere appieno il quadro di duemil’anni fa, unendo anche qui alla pena l’oltraggio. Eroe a poco prezzo, millantatore, ricercatore di gloria a rotocalco, obbiettore senza coscienza.
E’ da vedere chi oggi abbia più la coscienza tranquilla, se Fabbrini in carcere o coloro che, paghi di buon diritto, ve lo hanno cacciato. Durante la lettura della sentenza, alla faccia gongolante del Pubblico Ministero faceva opposto riscontro quella tirata e accesa del Presidente della Corte. Uomo sensibile e mite, si è trovato, novello Pilato, a dover lasciare fare alla ragion di Stato. Nelle più di tre ore di camera di consiglio, certamente egli è stato quello che più di ogni altro ha speso parole a favore del «reo». Ma questi era già condannato in partenza. «Te la farò pagar cara», erano state le parole del Procuratore militare – che si è
voluto personalmente assumere l’accusa al processo contro Fabbrini – nella sua visita natalizia a Forte Boccea. E quando i diretti comandanti di Fabbrini non avevano ravvisato l’ombra dell’offesa personale nella lettera a loro destinata (al termine del lungo colloquio di spiegazione al momento dell’obbiezione, gli avevano stretto cordialmente la mano), il Procuratore militare ha voluto arrivare a ferirlo al costato: e al reato di disobbedienza inizialmente contestato per l’obbiezione, ha voluto gettargli addosso, dopo settimane, altri tre reati enormemente più pesanti.

[…]

p. p.

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