Due sacerdoti condannano la violenza

Avanti!, giovedì 4 marzo 1965, pagina 1 e 10

E’ in corso da qualche tempo una violentissima campagna da parte della stampa e delle organizzazioni di estrema destra contro quei sacerdoti che, in varie occasioni, hanno espresso la loro condanna contro la violenza anche se istituzionalizzata.
E’ proprio di questi giorni poi una serie interminabile di volgarità ospitata dal quotidiano neofascista di Roma e rivolta contro lo scolopio padre Ernesto Balducci, che ha avuto l’ordine di esprimere pubblicamente la propria solidarietà agli obiettori di coscienza in occasione del processo contro il giovane cattolico Gozzini.
E’ inutile dire come i fascisti abbiano reagito a queste posizioni dello scolopio fiorentino nel tentativo di procacciarsi ulteriori solidarietà in certi ambienti cattolici di destra.
Fin qui l’atteggiamento dei fascisti: ma cosa pensare della presa di posizione, sempre in materia di obiezione di coscienza, da parte dei cappellani militari toscani e, in fondo, di tutti i cappellani militari italiani?
I cappellani militari, non dovrebbe essere compito nostro il ricordarlo, rimangono, malgrado le attribuzioni dei gradi militareschi, sacerdoti, cioé individui che hanno deciso di dedicare la loro esistenza alla diffusione del messaggio evangelico della fraternità e della pace. Ciò almeno in teoria, perché nella pratica si vede che le cose stanno ben diversamente, come risulta, ancora una volta, da un ordine del giorno approvato, come ha riferito un quotidiano fiorentino: «Nell’anniversario della Conciliazione tra la Chiesa e lo Stato italiano», che così si esprima sull’obiezione di coscienza, cioé sull’atteggiamento spirituale di tutti coloro che ripugnando alla violenza si rifiutano di impugnare le armi contro i loro simili.
«I cappellani militari in congedo della regione toscana, nello spirito del recente congresso nazionale dell’associazione, svoltosi a Napoli, tributano il loro riverente e fraterno omaggio a tutti i caduti per l’Italia, auspicando che abbia termine, finalmente, in nome di Dio, ogni discriminazione e ogni divisione di parte di fronte ai soldati di tutti i fronti e di tutte le divise che morendo si sono sacrificati per il sacro ideale di patria.
(…)
Pietro A. Buttitta

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