Dopo l’addestramento vince la noia

La Stampa, domenica 17 settembre 1989, pagina 3

I conti son presto fatti, dicono gli ufficiali, non si capisce bene se stizziti o soltanto rassegnati per la probabilità che si arrivi a una «ferma dimezzata». La vita in grigioverde del cittadino verrà ridotta a nove mesi, si dice, ma già il pci promette battaglia per ridurre a sei. Qualcuno lascia capire che nove o sei non cambierebbero poi troppo la sostanza delle cose.
I conti sono questi; il cittadino chiamato alla leva passa il primo mese al Bar, che non è un ameno luogo di ritrovo, ma il battaglione per l’addestramento delle reclute. «In quei trenta giorni il ragazzo impara che cosa sia un fucile, il regolamento, insomma quelle settimane vengono spese per fare del cittadino uno che sappia portare la divisa. Eppoi c’è il giuramento», ha chiarito un giorno il colonnello Bruno Rizzo, vicecomandante della brigata corazzata Centauro.
La «fabbricazione» di un militare prosegue per circa altri cinque mesi. Marce, tiri, lavori vari di caserma, raid sui carri armati, con i cannoni, insomma, tutto quanto è necessario per arrivare al prodotto finito: il cittadino capace di difendere il proprio Paese. Per un semestre, il cittadino-soldato presta servizio nei reparti operativi, il che non significa che passi il suo tempo a sparare o a partecipare a manovre, perché, lamentano in molti, è ancora la noia di troppe ore vuote il nemico maggiore della truppa. Nell’esercito, le 24 brigate sono divise in unità meccanizzate, corazzate, motorizzate, alpine, di paracadutisti, di artiglieria contraerea, di artiglieria missili, di truppe anfibie. La ferma ridotta, lamentano i militari, diminuirà del 50 per cento la presenza nei reparti operativi.
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Vincenzo Tessandori

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