Difesa e nonviolenza

Azione Nonviolenta, n. 6-7 giugno-luglio 1968, pagine 1-2

La crescente trasformazione della nonviolenza in un piano di attività costanti e convergenti, destinate a costruire nuove realtà e nuove coscienze, si vede non
solo nei grandi fatti della società, ma anche in quegli aspetti del mondo quotidiano, che pur sono così importanti per il cambiamento del costume. Perché oramai alcuni punti sono chiari : le armi nucleari, specialmente nella loro utilizzazione missilistica, impongono un diverso modo di considerare i rapporti tra
le grandi potenze, tanto più in quanto i popoli chiedono che il denaro pubblico sia speso per il miglioramento delle loro condizioni; la possibilità di rivoluzioni violente all’interno degli Stati va diminuendo non solo per l’aumento delle forze repressive, ma anche per l’ostilità delle moltitudini alla violenza in piazza (v. la Francia); i religiosi migliori, nelle varie religioni, si rifiutano di essere l’alternativa conservatrice e addormentante delle ipotesi rivoluzionarie, e si vengono perciò concentrando per una permanente rivoluzione nonviolenta; si allarga la persuasione che un’educazione impostata bene e allargata a tutto il mondo possa tagliare per sempre con un passato sanguinoso, e utilizzare la spinta ad un’apertura universale che la fanciullezza, bene intesa, porta con sé.
Ma vediamo quanto ci si aggiorna per il concetto di difesa.

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Aldo Capitini

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